
Ai piedi di questo albero VIVO lascio gli auguri per tutti i viandanti che si fermeranno anche un solo secondo. Spero possiate plasmare il tempo a Vostra immagine e somiglianza .
Vi voglio bene, Auguri!
con fare distratto
a testa alta
passavo di qui
in questa stanza.
Forse misuravo solo i passi che ho fatto da qui a dove sono adesso,
forse la voglia di sentire un po' di nostalgia o il desiderio di rassicurarvi.
Non so bene perchè passavo di qui
ad ascoltare vecchie canzoni che non conosco più
a guardarmi in questo specchio me stessa che non mi appartiene
però passavo di qui
CUCCURUCCUCUUUUUUUUUUUUUUU
paloma.... cuccuccucuccuuuuuuuuuuu cantavo....
ed è così,
Paloma è contenta, si è rifatta la pelle al sole dei laghi.
E' nera carboncino ed è contenta di cantare
ancora e ancora e ancora....
HANNO AMMAZZATO PABLO, PABLO E' VIVOOOOOOOOOOOOOOOOO
cuccuruccucuuuuuuuuuuuuuu palomaaaaaaaaaaaaaaaaa

certi amori
arrivano come le tempeste di vento. Ti sradicano da te stessa e ti portano via. Hanno il colore della follia e la passione del tango. Hanno colonne sonore di sottofondo ed angeli e diavoli che passeggiano sul letto. Certi amori sono le ultime scommesse, e la posta sei tu con l'ingombrante bagaglio di una vita precedente, compresi famiglie e figli sparsi. Vuoi giocarli e raccogli le forze per farlo... ma la partita è persa e tu lo sai dalla prima mano in cui butti le carte. Certi amori non ti scaldano il cuore, partono dallo stomaco e ti inquinano il sangue. Nascono per volere di un Dio minore che non ti sosterrà e non vigilerà su di te, nessuna cautela e nessuna attenzione.
Certi amori ti lasciano infranta, su un'autostrada veloce a due sole corsie. Ti abbandonano all'alba come si fa con un cane trovato sotto casa e mai desiderato o voluto. E cosa importa se quella era tutta la tua vita e rappresentava il cassetto dove avevi nascosto i tuoi desideri? Cosa importa se adesso tra le dita hai solo tanta impotenza e tra le gambe un unico semplice desiderio che ancora piange vecchie immagini?
Certi amori, sono paracadute che non si aprono, sono fiori a cui sbocciano solo le foglie, sono desideri profondi di realizzare visioni di te.
Certi amori sono sbagliati, nascono sotto una cattiva stella. O forse la stella era buona ma il cielo era avverso.
Altri amori, invece, si costruiscono dal basso. Crescono come le piante e si nutrono della luce laboriosa del giorno. Si chiamano sacrificio, lealtà, sicurezza e poco hanno a che rimare con passione . Ma quando arriva l'inverno, sanno coprirti come una calda e vecchia coperta di lana, ti proteggono dal freddo di te stessa e ti tutelano dalle tue tempeste. Sono porti sicuri, nidi caldi e accoglienti dove non volano aquile voraci a mangiarti il cuore. Certi amori hanno la A maiuscola e si coniugano con esigenze della vita e si legano con mille tralci alle piante che cresceranno intorno a te.
Credo che avremmo bisogno di tutti e due.
Io ci ho provato ad integrarli, ma è impossibile.
Non funziona o forse semplicemente non mi è capitato.
Non resta altro da fare che cancellarne uno e insieme a lui cancellare tante parti di me.
Il sangue brucia, la carne urla, ma è tardi, troppo tardi e soprattutto nessuno, assolutamente nessuno intorno a te comprende che stai dicendo addio al tuo ultimo amore e che con lui stai dicendo addio a intere porzioni di te.

finalmente vediamo la luce di questo lungo tunnel lavorativo.
Finalmente respiriamo aria che sa d'inverno. Dalle innevate montagne di Trento scendono aria gelida e raffiche di vento. Si, scendono a valle portando odore di neve.
Ma chi se ne frega? Il mio cuore è in vacanza.
Come le mosche, come le precoci zanzare, ha assaggiato odore di primavera e non vuole cancellarlo.
Il pensiero di abbandonare le calze mi ha sfiorato soltanto qualche giorno fa, e le giacche erano già riposte nella naftalina... e adesso??' Alè...tutto fuori!!
Mi vien da pensare all'amore.
Quando è stato l'ultimo amore??
Ecco, avevo pensato, anzi ero convinta, di averlo cellofanato, rinchiuso, bandito, escluso... ed ecco, una folata di vento, una nevicata a bassa quota e me lo ritrovo a girovagare ancora nelle volute cerebrali.
No, non è più l'amore di prima, no, non è la stessa droga pesante, la stessa assuefazione di sangue, no.... è solo la neve a primavera, quella che appena vien fuori il sole non vede l'ora di squagliarsela alla grande.
Notate bene, ho scritto l'ultimo amore....
ma non è ultimo in senso temporale, è ultimo e basta. "Il solo e l'ultimo oramai" recita una bella canzone di Mina. Sbaglia chi legge rimpianto o tristezza, è un suo problema. Io, oramai dico questa cosa con un senso di grande liberazione. Come dicessi "ho chiuso con le scommesse clandestine, ho chiuso con la droga, ho chiuso con le dipendenze."
E quando qualche insano pensiero viene a bussare alla mia porta, è l'inverno che torna, è la neve che riscende, è il vento gelido che ancora mi sferza.... ma cosa importa ora mai??? Guardo il calendario e mi rendo conto che è già primavera.

volevo farvi un augurio donne,
a voi che sostenete il mondo, a voi che sapete creare e disfare, donarvi interamente e curare atroci ferite d'anima.
Volevo farvi un augurio, donne,
a quelle ferite e a quelle spensierate. A quelle dolci ed acquechete e a quelle aggressive e pedanti, alle politiche e alle qualunquiste.
Volevo farvi un augurio che gira intorno a un pensiero
NON PERMETTETE CHE NESSUNO DIMENTICHI LA VOSTRA FESTA
perchè minimizzando questa, minimizzerà anche tutti quei faticosi passi che ci hanno portato fino a qui,
e Dio sa, se c'è ancora tanto cammino da fare. Da fare per essere donne, non scopiazzamenti di modelli maschili, non compiacenti geishe da letto, ma ANIME che portano in nuce i valori femminili.
L'amore, la comprensione, l'empatia
l'intelligenza, l'acume, la sensibilità..
Auguri Donne..... questa parola che riempie la bocca ed ha un sapore antico ma un gusto sempre nuovo e imprevedibile...
Auguri di cuore perchè sappiate godere la vostra donnità e collocarla negli ambiti sociali con la consapevolezza che c'è n'è davvero tanto bisogno.

Notizie dal fronte dei lavori...
No, non mi sono persa... sono approdata all'isola dei progetti e la mia creatività funziona a senso unico. Non riesco a gestire l'area progettuale e questo spazio, quando mi appare un pensiero viene immediatamente subissato dal maledetto/benedetto FARE.
Insomma la mia creatività sta andando a senso unico, il senso del costruire per gli altri, armonizzare per gli altri, elaborare per gli altri. Difficile permettersi un angolo tutto mio, fosse anche questa pagina di blog, difficile permettermi un pensiero libero e sciolto, appena nasce una piccola ideuzza, immediatamente viene dirottata sulla progettualità e le sue ipotesi di applicazione.
Percorso bello, utile, difficile ma una grande scommessa.
Lavorare per migliorare le pratiche di inclusione dei ragazzi in difficoltà (stabili, temporanee, certificate) all'interno della mia scuola e anche al di fuori, operando con il territorio, con le persone che lavorano nei settori del disagio giovanile, con i comuni, e con la sanità.
Un grande lavoro, bello, utile e faticoso, che assorbe ogni angolo del mio essere e dei miei pensieri. Arrivo a lavorare 16 ore al giorno con team differenti e ambiti professionali vari.
Non stupitevi amici cari, se mi leggete poco. Come una carta assorbente il progetto mi succhia tutta la fantasia e vorrei essere qui con la congruenza di sempre, e quindi cosa donarvi di palommella se palommella è mangiata viva dal progetto?
Quotidianamente passo da qui e leggo i commenti, non riesco sempre a venirvi a trovare perchè corro, corro rubando i minuti all'orologio, riuscirete a giustificarmi? Dovrò portare la giustificazione firmata dai genitori... o forse basteranno queste mie poche righe a dirvi che non vi ho dimenticato, che vi penso sempre e comunque, ma che la vita, non solo la mia vita, ma anche quella di tanti ragazzi in difficoltà, corre... corre...corre... ODDio come corre.... talmente tanto che....... s'è fatto già tardi.................
quando penso a te,
come vivessi su un piano parallelo della mia esistenza,
non trovo nulla di cui doverti ringraziare.
Non ti ringrazio della tua superficialità e neppure della tua assenza di sentimenti.
Non ti ringrazio per la tua avarizia mentale e neppure per la tua finta cultura alternativa.
Non ti ringrazio per le tue verità e neppure per le infamanti bugie.
Non ti ringrazio per l'imposizione dei silenzi e neppure per la prolusione di mille parole.
Non ti ringrazio per l'amore che mi hai dato perchè me lo hai fatto pagare a peso d'oro.
Non ti ringrazio per l'attenzione che mi hai prestato, perchè lo hai fatto esclusivamente con i TUOI tempi e modi.
Non ti ringrazio per avermi attirato nella tua trappola perchè di una semplice trappola si trattava.
Non ti ringrazio della tua presenza perchè mi è costata in conti d'ore di astinenza e assenza.
Non ti ringrazio dei tuoi grandi sentimenti perchè si sono infranti al primo tintinnare di un vetro.
Non ti ringrazio per l'amore che mi hai dato, perchè avresti fatto meglio a tenerlo per te.
Non ti ringrazio per le modalità che hai scelto perchè non erano assolutamente le mie.
Non ti ringrazio per le tue bellissime parole perchè erano funzionali al raggiungimento dei tuoi scopi.
Non ringrazio Dio d'averti incontrato perchè ne avrei fatto volentieri a meno.
Ma quando all'alba ascolto la mia musica, avvolta dalle nebbie rilassate sulla strada, ecco quando il CD gira e Keith mette le mani sulla sua tastiera, ecco lì ti ringrazio perchè mi hai aperto un mondo e me lo son preso, con la ferma intenzione di non mollarlo più .

Sono in preda agli strippi
sono stanca e non ho tempo per me. Quando mi capita di avere tempo per me, lo spreco, lo brucio. Resto inerme come una lucertola al sole e mi beo di non fare assolutamente nulla.
Anche da queste pagine passo poco, troppa stanchezza, troppo vecchio dolore, troppa vecchia palommella.
Posizionata in modo stabile sul mio urlo, dentro questa pagina cornice, mentre i miei piedi, le mie mani, la mia mente sono partiti per Urano nel frattempo....
Come fare a raggiungerli? Come partire alla ricerca di unitarietà?
Ops... rischia di diventare un post surrealista........

Help meeeeeeeeeee

"-Presto corri, vieni, metti la giacca usciamo. Andiamo a scegliere i piatti della lista di nozze. Il tuo è un matrimonio impellente, veloce, non troppo razionalizzato, istintivo, direi.... il quadro di tutta la tua vita, sicuramente.... eh eh -"
Con queste parole, mia madre mi svegliava una lontana mattina di maggio per ricordarmi gli impegni impellenti, gli ultimi accorgimenti di un matrimonio veloce, organizzato in 15 giorni.
Il matrimonio di una donna, io, che fin dalla più tenera età, si era sentita dire..." Tu non ti sposerai, non sei cosa". parole che volavano per le stanze, emesse dalla bocca profetica di mia nonna, parole che colpivano gli assensi delle zie, che come cornacchie ripatevano, "si non è cosa, sì, non è cosa". e con questo viatico, mi sono sposata in fretta e furia, senza crederci neppure per un attimo al matrimonio e senza neppure pensarci tanto.
Il negozio era pieno di cose preziose, giravamo tra i Rosenthal e i Pilaff, osservando assenti le posate d'argento con inquietanti bagliori. Inquietanti, sì, perchè dovrei dire ridenti o splendenti? Inquietanti, erano per me quei bagliori, mi sentivo incapace di mantenerli, di tenerli sempre lucidi, quegli ottoni ed argenti. Sapevo già che lo splendore dell'argenteria non dura sempre e che per mantenere lucide le posate avrei dovuto regalare loro, parte della mia vita... e in questo settore, la mia avarizia è proverbiale. Ma quella mattina l'illusione era troppo spessa, come la nebbia in Veneto in alcune curve di strada, dove ama riposare sedendo sulle striscie di terra accanto ai marciapiedi.
Così comprammo i piatti e le posate e bellissimi cucchiaini d'argento cesellati con piccole rose. Comprammo bicchieri a calice e a tulipano e insalatiere giganti per ospiti inesistenti. Comprammo tutto senza molta convinzione e senza neppure ascoltare le indicazioni specifiche del venditore.
Dove sono quei piatti oggi?
I piatti fondi di sono sbeccati, giorno dopo giorno sulla tavola dei silenzi.
I piatti piani sfrondati dai ricami hanno mantenuto i problemi e le incombenze.
I piatti da frutta sono stati tirati come freesby, seguendo il rilancio nella parete, espediente utilissimo per nascondere gli urli e gli strilli della casa.
I piatti da portata, ci son cascati dalle mani, mentre assentivamo all'insostenibile saggezza delle suocere e dei cognati, diffusi a piene mani durante i pranzi natalizi e di Pasqua.
Le tazzine da caffè sono state sbeccate pezzo, pezzo, credo per erroneo uso di labbra screpolate lungo i bordi.
Le formaggiere rimangono intatte, nella loro incredulità, di aver resistito al martirio. Le pepiere pure, si son sentite non consumate, non curate e non utilizzate, nulla di insolito in un matrimonio senza pepe. La zuccheriera si è spaccata nei primi giorni sul pavimento della realtà quotidiana. Restano i cucchiaini, quelli con le rose. Li abbiamo sapientemente mantenuti. Piegandoli a cerchio, ad uno ad uno, appiattendo la testa da cucchiaio, con un martello felpato, ne abbiamo fatto dei braccialini da regalare agli amici più cari.
Ne rimane uno che porto ogni tanto, nei giorni in cui mi sento tanto sicura, sorridendo, mentre lo indosso, ripeto dentro la testa le parole "Non sei cosa, tu non sei cosa".

1. Palommella nel vecchio studio del bloggologo:
Palommellarossa (08-04-04 alle 16:04):
Buongiorno dottore, ho bisogno di un consulto. nel mio blog c'è fresco fresco un lavoretto per lei. l'interpretazione di un sogno. Molti amici mi hanno dato una mano e poi, disperati, mi hanno indirizzato da lei, può farmi un consulto? la ringrazio in anticipo... pagherò a fine mese, grazie e buongiorno
2. Dal blog di Palommellarossa:
"Aiutatemi a leggere"
"Ero in una casa composta di due stanze, arredata con mobili vecchi.
Esattamente mi trovavo nella camera da letto.
Nella stanza accanto c’era mia sorella che scartabellava e spostava oggetti.
Comprendevo improvvisamente di essere nella casa di un uomo che ho amato e con cui ho convissuto. Una casa in cui avevo abitato, quindi, ma i mobili, ora, erano diversi e in stile primo novecento.
Non so per quale strano motivo mi chinavo a guardare sotto il letto e in quella un orrendo scarafaggio con le ali mi saltava in viso (io ho orrore degli scarafaggi con le ali).
Lo mandavo via con un gesto della mano e mentre compivo quest’operazione, alzando gli occhi, vedevo aprirsi la porta d’entrata e venire avanti quell’uomo con un sorriso dipinto in faccia."
Che vuol dire secondo voi?
3. Risposta del Bloggologo:
"Che emozione, tocca noi!!"
"Sì!!!! Dio mio, sono emozionatissima."
"Su, non fare così, vedrai...andrà tutto bene."
"Lo spero, ho una paura terribile di rovinare tutto."
"Stai tranquilla...semmai, per essere sicure, ricontrolliamo tutto, va bene?"
"Certo. Allora io scartabello le carte."
"...e gli oggetti. Mi raccomando, rispetta il copione, pure gli oggetti."
"Ah..sì, gli oggetti! Vedi? Sono nel panico totale!!!! Aiutoooo"
"mmmm...non capisco come siamo sorelle, io e te! Resta calma, rifletti e tutto andrà bene!"
"D'accordo, d'accordo, non arrabbiarti..."
"Non sono arrabbiata, ma questo sogno è speciale, altrimenti non ci avrebbero dato tutta questa sceneggiatura. Dobbiamo impegnarci!"
"Sarà. A me sembra un sogno come tutti gli altri, anche se per me è la prima volta che verrò pubb...ops...non devo dirlo? Perchè mi guardi così?"
"Non devi dire o fare più di quello che ti è stato comandato di fare! Ancora un lapsus e siamo nei guai. E ora basta chiacchiere, mettiamoci al lavoro!"
"Va bene. Allora: io vado di là a scartabellare carte."
"..."
"E oggetti! Sì, vado a scartabellare carte e oggetti."
"Bene"
"E tu che fai?"
"Io prima mi assicuro che questi mobili siano effettivamente quelli che abbiamo ordinati, altrimenti cominciamo male. Poi faccio la mia entrata e tiro fuori il ricordo."
"Il ricordo di lui?"
"Esatto, ma sarà solo la descrizione, ad ogni modo qui c'è scritto di scompattare il ricordo xptr304440 ed ho controllato, è proprio quello lì."
"Bene. Dunque tu ricorderai lui e scompatterai parte della convivenza?"
"No, solo un accenno."
"Ma io devo continuare a scartabellare?"
"Nel copione non c'è scritto niente."
"E allora che faccio?"
"Mah...qualsiasi cosa purchè non interferisca con la scena principale. Mi raccomando, non rovinare il sogno!"
"Stai tranquilla, mi fermo sulla porta della camera a guardare."
"Noooooo. Dalla porta deve entrare lui, alla fine del sogno! Testona, non ce la faremo, non ce la faremo (scuote la testa...)"
"Suuuu, che scherzavo. Resto qui seduta a strapparti tutte le carte (strizza l'occhio)"
"E io che perdo tempo con te!"
"..."
"Oh..poi c'è da sistemare la scena scarafaggio."
"Già, a proposito, dov'è?"
"Ho telefonato poco fa, lo stanno ancora testando, non è facile far saltare sul viso uno scarafaggio col morphing mentale. Non esistono scarafaggi che saltano sul viso, useranno il simulatore."
"Il simulatore?"
"Certo, si usa quando si vuole fare reagire una parte profonda, corporea, del sognatore. Mi pare di aver letto che questa volta caricheranno il modulo 'minaccia', almeno credo."
"Il modulo minaccia?"
"Sì, io mi dovrò avvicinare con curiosità e senso si stranezza, volendo scoprire ciò che si nasconde sotto il letto."
"Ma perchè sotto il letto?"
"Non so, è in codice criptato, quella pagina del copione."
"Ah, quante cose che sai...continua!"
"Ma ciò che alletta la mia curiosità si trasformerà in orrore, che faremo provare al corpo della sognatrice attraverso il modulo 'minaccia'. Quindi lo scarafaggio salterà sul viso e la protagonista potrà finalmente difendersi."
"Tutto questo set onirico per questo?"
"Sì, è il clou del sogno, la manata all'insetto."
"Davvero?"
"Sì!! Oh, ma sei sorda?"
"Non sono sorda. Ma non capisco."
"Noi siamo figure di sogni, dobbiamo solo ubbidire al regista. Se ci stiamo chiedendo delle cose è soltanto perchè, da qualche parte, un altro regista ci sta facendo giocare il ruolo di indagatrici..e..."
"Basta, per favore, non ci capisco più niente....ma dicevi, scacciare l'insetto è il punto centrale del sogno?"
"Sì, per quel che ne so non si poteva tirare fuori questo file fino a poco tempo fa. Il sogno si sarebbe trasformato in incubo e la sognatrice si sarebbe svegliata con un corto circuito mentale. Ora, finalmente, è in grado di costruire un ponte."
"Un ponte?"
"Sì, lei riuscirà a scacciare l'insetto, a difendersi e finalmente toglierà parte del mistero che talvolta le scuote l'anima. Finalmente lo vedrà."
"Vedrà lui, se non sbaglio."
"Sì, lo vedrà sulla porta."
"E cosa vuol dire?"
"Anche questo non possiamo saperlo io e te. E' criptato. Solo chi ha l'accesso a quel file può saperlo. Ma ti posso assicurare che, con questo sogno, alla fine ci sarà un ponte con la figura di quell'uomo. Dunque quella paura da intrattabile potrà finalmente essere seguita e trasformata in qualcosa di comprensibile, fino alla soluzione..."
"E quando succederà?"
"E chi può dirlo? domani, tra un mese, due anni o mai."
"Però è positivo, o no?"
"Sì, certo che lo è. Il terrore pietrifica, la paura permette di difendersi. Scacciare un insetto volante permette di contrattaccare, arrivare alla 'porta' della comprensione e da lì..forse..un giorno....andare oltre..."
"...uffa...che fatica, non mi va di giocare questo ruolo della finta scema. Quanto manca?"
"Il tempo di caricare i moduli invisibili."
"Ma cosa sono?"
"Beh, la sognatrice dovrà svegliarsi e mantenere in mente le emozioni profonde...dovrà provare tensione e desiderio di condivisione. Quindi solo alla fine dovrà postare nel blog il sogno e permettere a noi di essere inizializzate."
"INIZIALIZZATE????"
"Ma certo, sciocchina, dove credevi di essere? Nella mente della sognatrice? Non lo sapevi che sei nella mente del bloggologo? Lui si sta riposando, nel pomeriggio, e noi stiamo risolvendo un problema."
"Oh mio dio."
"Tranquilla, vieni...ti faccio vedere un suo ricordo, sorriderai..."
"Ma la sognatrice...sono confusa..."
"Il sogni sono confusi per chi ne sta fuori, tanto quanto noi ci confondiamo pensando alla vita reale dei nostri sognatori...vieni, andiamo via."
"Si, andiamo."
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Ai cari amici che passano di qua,
ai sensibili amici che hanno qualcosa da dire..
ai portatori di un messaggio,
a coloro che hanno appreso qualcosa a loro discapito
a loro vantaggio o a loro merito,
a quelli che ci sono sempre e comunque
a quelli che tendono la mano e ti afferrano pure,
a quelli che sognano e non vorrebbero mai smettere.
a quelli incazzati, o pacifici, o filosofi
a quelli che si son prosciugati e non hanno più molto da dire,
a quelli che hanno già dato
a quelli che devono ancora dare molto
beh insomma...a quasi tutti
BUON ANNO
da Palommellarossa
e l'augurio che siate VOI a MANGIARVI l'ANNO
e non viceversa.....................
AUGURI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Se tu fossi nato qui
al riverbero di questo mare turchino
che lo scirocco perennemente increspa
con infaticabile respiro
forse capiresti questa nostra
mania di vivere sul bagnasciuga
tra l'azione l'incuria
e la forte propensione allo sbadiglio.
Altrove dove la tramontana
sferza il viso ai passanti
e le brume diffondono
provvidenziali grigiori
si va di fretta per procacciare
colori alla giornata
ma qui nell'abbaglio del sole
l'unica tentazione è nel dormire
come gatti al calore
gli artigli sono solo per l'incauto
che osi disturbare il sonno.
(Giorgia Stecher - Non la terra -ed. Il vertice - PA)
La mia bellissima e saggia mamma, ha lasciato tanti libri sotto al mio cuscino. Se n'è andata in una primavera socchiudendo pian piano l'uscio. Se n'è andata in silenzio, sola col suo rantolo. Sapeva di poterlo fare perchè per lei, per sempre, parleranno le sue pagine e i suoi libri.
E' lì che la vado a cercare quando ho voglia e bisogno di una sua carezza.
Il bello è che la ritrovo sempre e la sua piccola mano, ancora una volta, compie il miracolo, esce dal nulla e mi accarezza l'anima.



Ma prenditi la casa, i mobili, la roba.
Prenditi la macchina, i cani e gli elettrodomestici.
Prenditi il tempo e anche i tuoi pensieri.
Prenditi le illusioni, le lusinghe e quei pochi sensi di realtà che ancora sono rimasti.
Prenditi la noia, quella fitta e assoluta e le tue laconiche parole, si anche quelle.
Quelle che non mi raggiungono, quelle che non mi tangono, quelle che non ascolto.
Prenditi tutto ciò che ti è possibile portar via.
Sai che paura?
Non c’è più nulla che possa spaventarmi ancora.
Neppure la fame nera, neppure questo inverno pesante e leggero nello stesso tempo.
Neppure la mia anima, scura e maledetta.
Figurati le tue minacce e i tuoi rimbotti
Ormai non servono neppure a eliminare i miei peli superflui

Questo amore è incorregibile.
E' diventato oramai solo un appendiabiti a cui stringere un pensiero.
Non c'è più nulla di fresco e nuovo. Solo abiti sdruciti a cui attaccare le tarme.
Ma non mi spiego perchè queste tarme non ti divorino.
Non ti mangino vivo... forse avrei dovuto affidarmi ai tarli.
Pagarli perchè compissero il lavoretto.
ma poi, mi dico..
e se ti avessi costruito d'acciaio?
Quale solvente potrebbe mai disperderti
annullarti cancellarti...
Penso sia la mia noia che ti costruisce
ti crea mani, piedi, sesso e parole
che tu, povero tu
non sai neppure di aver lasciato
a casa mia.
BASTARDO!!!
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La classe di Chiara è composta da tanti ragazzi “normali”. Ragazzi che si nascondono nel lavoro ottenendo anche buoni risultati e che non prendono mai apertamente posizione. Da quest’ anno nella classe è stato inserito un ragazzo con un trascorso scolastico lungo e complesso. E’ belloccio, demotivato e prepotente, ripete spesso che deve venire a scuola perché lo mandano i suoi e non perché ne abbia voglia. Entra in classe con il casco della grossa moto che i suoi gli hanno comprato. Se ne frega delle regole.
La Chiara.
Cicciona, spavalda e con uno strano viso da lattante. Veste sempre in modo inadeguato al suo corpo. Porta pantaloni bassi con tutta la ciccia traboccante.
A prima vista sarebbe facile individuarla come “la ribelle della classe”. Il registro è pieno di note che la riguardano e gran parte delle ragazzine “bene” la schizzano come la peste.
E’ assolutamente polemica con tutto e tutti.
E’ prepotente e molto giudicante.
Si pone rispetto al gruppo in una posizione intermedia, nel senso che non si sente un’alunna qualsiasi ma una via di mezzo tra insegnante e gruppo classe.
Interviene contro i compagni con un broncio di dispetto.
Stesso dispetto che utilizza verso i docenti, quando parla di loro.
Se intraprende una conversazione individuale, non manca mai di parlare male ora di un docente ora di un altro, cercando di trasmetterti come e quanto si senta incompresa e come gli insegnanti non la capiscano.
Difficile istaurare una relazione di fiducia. Istintivamente non si fida dei docenti. Ho dovuto metterci tutta la mia buona volontà per entrare in relazione.
A volte parlava male di me ironizzando, anche mentre parlava con me.
Una volta, non ricordo perché, le ho fatto una nota. Forse per riuscire a mettere tra lei e me quella giusta distanza che il suo intervento pretendeva. Infatti ciò che combinava, lo combinava esclusivamente per sfidare la nostra relazione. Per comprendere fino a dove poteva spingersi. Avrebbe voluto utilizzare la mia attenzione per creare uno spazio di complicità sulle sue carenze/mancanze. La nota era assolutamente necessaria per ristabilire un ruolo, il mio, che lei pensava di poter superare.
E invece no. Chiara doveva comprendere che seppure lei fosse visibile ai miei occhi ed anche affettiva per me, cosa che lei assolutamente richiede, non poteva utilizzare il mio affetto per contravvenire alle regole. Poteva invece utilizzare il mio affetto perché l’aiutassi a mantenerle quelle odiate regole. Perché le rispettasse e le condividesse a poco a poco.
Abbiamo terminato il primo anno con risultati discreti nella mia disciplina. Per il resto Chiara ha lasciato 2 materie, proprio quelle dei docenti che continuano a non vederla “ a dire suo”.
Quest’anno scolastico è iniziato con uno strano tran tran.
Chiara si è accorciata
Per le prime due settimane ho fatto finta di non accorgermene, pur sapendo che la cosa le avrebbe dato fastidio.
Poi, il primo consiglio di classe, e le sue ricadute. Inizio la discussione in classe dando spazio al rappresentante per raccontare come è andato il consiglio e cerco di chiarire aspetti e dettagli che sono stati assolutamente cancellati dalla sua relazione.
Lui dice che la classe è messa male. Io correggo che siamo preoccupati per l’andamento della classe. Lui dice che molti saranno bocciati. Io dico che ci sono persone che rischiano ma che se si applicano potranno recuperare. Lui dice che gli insegnanti sono stufi della classe che si comporta male. Io dico che gli insegnanti vorrebbero lavorare meglio e con un migliore livello di attenzione, anche perché ci sono belle risorse in questa classe.
Chiara mi guarda, poi mi sfida e mi dice:
“Non mi interessa niente. La mia vita non è questa. Io sono a scuola perché devo, ma quella che lei vede non sono io, perché io vivo quando non sono a scuola. L’altra Chiara non è come questa. E’ gioiosa, felice e per niente polemica.”
Io non replico. Propongo un compito dicendo alla classe che ci penserò una settimana.
Aspetto quindi una settimana ed entro in laboratorio, dove la classe è sistemata intorno ai PC, comunicando che ci ho pensato e che mi è venuta un’idea. Usciamo dal laboratorio e ci rechiamo in classe. Disponiamo a cerchio le sedie e iniziamo a parlare.
Chiara cerca il mio sguardo, io faccio la vaga.
Chiedo di tornare alla discussione che abbiamo intrapreso la settimana precedente e chiedo che oggi parlino esclusivamente le persone che non si sono espresse l’altra volta.
Emerge una grossa frustrazione. La classe invisibile, inizia un altro racconto. Il racconto di un disagio nel non poter seguire bene le lezioni, il disagio di avere sempre insegnanti arrabbiati, il disagio di stare in una classe dove tira una brutta aria.
Io chiedo a loro cosa possiamo fare per cambiare questo clima classe.
Chiedo come possiamo fare per rendere più visibili quei ragazzi che non intervengono mai e che passivamente accettano. Chiedo anche che tipo di comportamento hanno quelli che, pur essendo la maggioranza, vivono facendosi sempre i cavoli loro. Chiedo di definire il loro atteggiamento.
Emerge chiaramente l’area di passività.
Quindi propongo ai passivi di pensare come poter diventare più attivi e più partecipi a ciò che avviene nel gruppo classe. E alla fine chiedo di scrivere alla lavagna le loro risposte.
Vengono fuori ipotesi a raffica.
Potremmo stare più attenti ai professori anzi che continuare a guardare Chiara e il belloccio.
Potremmo controllarci e stare più zitti.
Potremmo farci interrogare e fare più domande.
Ok, mi fermo su questi punti, che già mi sembrano “Alti” e lancio la mia sfida.
“-Scommetto che non ce la fate, neppure per una settimana”-
Chiara, che è polemica, sbotta immediatamente col dire che se LORO lo decidono possono assolutamente farcela. La classe approva.
Io li metto alla prova. Voglio vedere se arriviamo a stare una settimana senza nemmeno una nota e con un comportamento che faccia uscire i professori tranquilli dalla classe.
Tutti accettano la sfida e persino il balbuziente si alza a parlare.
Manca mezz’ora al suono della campanella. Propongo di tornare in laboratorio a finire un lavoro.
Chiamo Chiara alla cattedra con la sua sedia.
Le dico che mi ha molto preoccupato quel discorso che lei mi ha fatto sulle due Chiare.
Mi ha preoccupato perché io non conosco l’altra Chiara e, invece mi piacerebbe conoscerla.
Poi, le dico che onestamente io non credo che possano esistere due Chiare, e che la cosa mi preoccuperebbe perché io vorrei che Chiara fosse una sola e che trovasse una strada per stare bene sia fuori che dentro
Chiara mi dice che frequenta persone che la fanno sentire bella e in gamba, persone di cui lei ha bisogno.
Comprendo che Chiara si riferisce a un gruppo di ragazzi marocchini e tunisini che a volte vengono a prenderla a scuola.
Inizio a parlare di come sia bello avere degli amici e di come sia arricchente avere amici che hanno una cultura differente da scambiare con la nostra.
Chiara inizia un racconto che gira intorno al rispetto che c’è in altre culture del ruolo della donna.
Chiedo a Chiara cosa sarebbe disposta a fare per loro se loro si trovassero in una situazione difficile.
Chiara dice che li aiuterebbe a migliorare le loro relazioni col lavoro.
Chiedo a Chiara cosa farebbe se uno dei suoi amici decidesse di lavorare due giorni si e tre no.
Chiara dice che lo porterebbe al lavoro lei stessa.
Chiedo a Chiara se sabato e lunedì era presente.
Chiara abbassa gli occhi e risponde:
“Questa settimana si, glielo avevo promesso”.
Chiedo a Chiara – “qual è il tuo lavoro”
-La scuola, -risponde.
Quanto i tuoi amici ti aiutano a mantenere la tua scelta di venire a scuola?
Nessuna risposta.
Attualmente Chiara frequenta regolarmente le lezioni.
Cerca di partecipare alle lezioni e di limitare i suoi interventi.
Non mostra più la sua ciccia traboccante ed è un po’ dimagrita.
Non ha più il broncio ed è meno polemica.
Ma io so.
Io so, che non devo farmi tante illusioni.
So che probabilmente Chiara è abulimica, so che ci saranno altri conflitti con Chiara e che c’è ancora tanto lavoro da fare con la classe,
ma allora perché mi sento così soddisfatta??

Snoda piano il laccetto di raso che imprigiona le ciglia. Sbatte gli occhi e strofina le palpebre.
L’orologio batte le cinque. Scarpe alte mischiate a pantofole sul parquet lucido e impolverato a chiazze.
Vento che bussa sulle finestre come un uccello che cerca la luce.
Letto grande disfatto senza cuscini. Quadri e quadri e quadri a rappresentare
“ Ancora un po’… ancora un po’ – voglio star sveglia ancora un po’”
Accende il pc e inonda la stanza di luce azzurrina.
Una doccia veloce a sciogliere di dosso il gusto e il sapore di una noia attaccaticcia come le parole bavose di un politico inconcludente.
Un cd a caso e l’aria si ammorbidisce. L’alba stenta a venire. Il sonno non si vede.
Un sorriso illumina la nebbia appesa a un chiodo dentro al cervello lucido lucido. Bagliori infiniti che non vogliono spegnersi. Neuroni in corsa sull’autostrada infinita, quella senza caselli, quella dove si paga sempre e comunque.
E poi un tutto, un tuffo nell’anima a controllare che esista, che respiri.
E come un angelo in un film di Bunuel, la statua apre le ali, si allarga, si scuote. Le giunture si spiegano, scricchiolano piccoli tendini e le vene si tirano.
L’anima respira, libera e forte. Si affaccia alla finestra e aspira la brina della notte mentre i capelli incollati al viso cantano “Sei libera… sei libera… ancora una volta”.

In questo limbo dove mi son rinchiusa
la luce è sempre tanto mite
con le mie palpebre stanche ed affannate.
I suoni giungono attutiti dall'ovatta
che ho posto nelle orecchie.
La bocca, stanca di sorridere
ha trovato pace ponendo un labbro sull'altro
e restando così a contemplarsi davanti allo specchio.
Le mani immobili lungo il corpo scendono
inanimate, come rami di un salice.
I sentimenti dormono, cullati da brodi di mille borse calde.
Studio il confine tra la vita e la non vita
e lo considero talmente impercettibile e sottile
che mi assale il dubbio
d'essere morta senza che nessuno m'abbia avvertito

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Dormire sotto un quadro di Mirò
addormentarsi sperando me ne scenda qualcosa.
Che un piccolo omino, sospeso
tra una retta e una sfera,
a passi misurati e precisi
trasporti da un punto a un altro
un po' di genio
e lo lasci cadere
nella mia testa
che rotola rotola
indifesa sul cuscino.

Ti piacerebbe sentire che qualcuno ti manca, ma non accade.
Ti piacerebbe ritrovarti quel briciolo di curiosità che avevi, ma non accade.
Ti piacerebbe credere di essere riuscita a costruire qualcosa
ma sai che non è vero.
Come un file lasciato sul desktop attendi semplicemente di archiviarlo per sempre. Per il momento lo hai chiuso e basta, senza neppure troppo pensarci.
E ora ti chiedi perchè lo hai fatto e ti rispondi che per te, i sentimenti hanno la loro partita doppia dalla quale non vuoi e non sai prescindere.
Non ti piace e t'incazzi mentre ti sorprendi ad eseguire queste piccole operazioni di ragioneria spicciola, è vero. Ma consideri che sia molto meglio dichiarare la tua verità, piuttosto che recitare la commedia d'esser diversi o differenti.
E' molto meglio rinunciare piuttosto che condurre un affetto sui sentieri scoscesi della non reciprocità o peggio, sulle pietraie delle grandi concessioni tout court.
Mi coinvolge solo quel che c'è
Mi attira solo quel che vuol essere
Penso a te col Tuo pensiero
Sono amica della tua amicizia che c'è
Ci sono solo se ci sei
e soprattutto
Non riesco e non voglio essere diversa.

Lui passa la sua giornata lavorando nel mio piazzale.
Li dove dormono le macchine il meritato riposo notturno. Fuori, al freddo di questo freddo.
Lui lavora tutto il giorno, avendo come unico compagno un thermos fumante, presumo di te. E’ circa un mese che la sua auto si è unita a quelle degli abitanti del Condominio delle Sabbienere ed è circa un mese che ogni mattina, quando scendo i gradini della mia casa, mi sento i suoi occhi addosso.
Lui è alla ricerca di un incrocio.
Oggi, compattata nei miei pantaloni di pelle ed evidenziata da una giacca rosso caccia alla volpe, ancora avvolta nell’ultima nuvola della mia colonia, l’ho trovato appoggiato alla mia auto.
Fermo.
A cercarmi gli occhi. E ho sentito la sua voce per la prima volta. La sua voce darmi il buongiorno.
Ho aperto velocemente lo sportello e bofonchiando una risposta impastata di sonno, mi son tuffata dentro l’abitacolo.
Ora son qui e mi chiedo se devo iniziare a preoccuparmi, visto che i lavori finiranno a primavera……

Ancora piccole operazioni di macelleria spicciola.
Ovvero spigolature nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani.
Ballare questo tango con me stessa mi fa star bene.
Muovo accortamente i passi e sorrido alla vita.
Ogni tanto mi lancio senza paracadute stando ben attenta a trovare il più alto dei ponti delle vicinanze.
E mi congratulo con me stessa, mi complimento e mi stringo le mani per la mia bravura.
Come fossi la miracolata di Lourdes, bevo la mia acqua con immensa fiducia.
Mi sveglio al mattino col sorriso stampato in faccia.
E assaporo la sensazione impagabile, di aver perso soltanto le ovvie spazzature.
Qualche rifiuto molesto, qualche puzzolentissimo avanzo, qualche inutile facezia.
Scavando tra i rifiuti, qualche volta, trovo pezzi di te.
Ma sono inutili brandelli che nessun collante può ancora rappezzare.
Li osservo col distacco del chirurgo che apre la pancia di un altro.
E come direbbe lui a un’appendice recisa
Io ripeto a me stessa
“Non ti appartiene più”

Finiti i giorni
in cui il foglio bianco
era la carta assorbente
delle sbavature del pensiero.
Finiti i giorni
in cui le parole a grappoli
scendevano fluidamente
sulle pagine bianche
illustrando emozioni e sentimenti.
Forse finiti i giorni
delle condivisioni di fotografie
di stati d'animo.
Chiusa a riccio, tra le mie braccia,
oggi, mi scopro avara.
Di pensieri, parole ed opere.
Avara, come non lo sono mai stata.
Avara e gelosa di me stessa
e di quel cactus pungente
che mi porto nell'anima.
Mancavo da un anno a quei sampietrini disconnessi, a quelle lastre di porfido che si intrecciano sotto i portici, scalfite da migliaia di fori per impedire al ghiaccio di formare una lastra omogenea.
Mancavo da un anno dall'aria ordinata e pulita delle fioriere esposte ai balconi, traboccanti di foglioline e gerani, rossi come i bottoni sulle giubbe degli schutzen.
In piazza Walter, una singolare torre di zucche, rammentava a tutti che Halloween è una festa importata.
Camminavamo sotto i portici, sentendoci protetti, osservando distrattamente le vetrine. Ascoltavamo le voci di mandrie di studenti che in un meltingpot di tedesco e italiano, schiamazzavano scompigliando la quiete della notte.
La BozenHouse ci accoglieva calda e distratta, non prestandoci molta attenzione, mentre prendevamo posto al tavolino di legno sotto i bottiglioni di grappa 2004, quasi interamente svuotati.
La birra era chiara e densa, faceva gli anelli, per festeggiare un bravo spillatore. Il piatto era pieno di delicatessen e la salsa di rafano mi faceva starnutire.
Nell'angolo una giovane coppia tesseva una premessa.
Io cercavo i tuoi occhi, erano azzurri, mi pare... Si, lo sono sempre. Lo avevo dimenticato. Avevo scordato quanto e come sapevano guardarmi.
Sentivo il sapore del tuo silenzio, sentivo il gusto dell'essere insieme da sempre. Sentivo i tuoi pensieri che camminavano con le scarpe pesanti e ogni tanto inciampavano su di me. Nessuna parola. Nessun gesto.
Io e te.
Come sempre, come il piatto e la forchetta. Come la pace e il silenzio. Come la terra e la semina.
Come la nuvola e la montagna.
Io e te.......
Domani cerco un aereo per Parigi.

La mia tastiera disgraziata da' i numeri. Non ne vuole piu' sapere di me, di queste piccole dita che corrono corrono appresso alle idee, cercando di acchiapparle per portarle sul foglio.
Non so cosa le e' successo ma anche lei, come tutto il resto di me stessa, sfugge alle riflessioni e si veste delle coperte multicolori delle cose da fare... priorita'... abbiamo altre priorita...
E non dimentico quando questa finestra blog era tutto il mio mondo, quando lo schermo era la mia cornice, quando, ammalata di invasione degli ultracorpi, avevo assoluto bisogno di vomitare in queste pagine tutti gli acidi che mi giravano in corpo e soprattutto in mente.
No, non dimentico la mia blog terapia e non dimentico gli amici, gli affetti e le vicinanze.
Lo so, a volte sembro distante, lontana, distaccata... e' vero. Ma poi, bastano pochi momenti di ricongiungimento ed io di nuovo, ancora mi perdo. Dentro le vostre storie, nei vostri commenti, nei vostri saluti.. arrivano carezze, baci e strette di mano. Mi riconnetto con la me stessa che sono, con quella me stessa che sono stata , e infine con voi . Ritrovo la mia verve che pensavo sparita, presa a rincorrere le giornate coi mille fare, mi fermo, vi ascolto e respiro.
Si, respiro.. perche' io lo so che questa è l'aria mia.......

Bellissime piume azzurre hai scelto per arricchire il tuo spazio libero.
Quello che adoperi come specchio per allodole che ti si sdraiano sul foglio.
Neppure per un secondo ti sfiora il pensiero che qualcuno possa interagire con te solo per curiosità o fame di conoscenza.
Tutto dovrebbe essere soltanto un veloce slancio che partorito dalla lettura direttamente ti si pianta li....tra le cosce.
Ecco in quelle parole lente, in quelle immagini di abbandoni, di amori incompiuti, di silenzi sospirati, dovrebbe esserci un talamo pronto ad accoglierci.
E noi, noi, povere pollastre, tutte a correre a prostrarci ai tuoi piedi e a bere alla tua fonte.
Si..... siamo noi
con bellissimi sospiri osserviamo con occhi sognanti le meravigliose intimità, mai esplicite, mai mostrate, ma soltanto leggermente accarezzate dalla tua penna. Ci immedesimiamo nei tuoi scritti fino a divenirne protagoniste e regine.
Sciami di donne con foto provocanti, fiori e cuoricini spezzati, applaudono ad ogni tua virgola e ti chiamano amicos.
Che bello....
Forse Narciso hai sbagliato mestiere... o molto più semplicemente indirizzo.
Il tuo gioco è nudo dentro allo specchio e l'allodola non corre al richiamo. All'aurora un sole di Picche ha donato una nuvola nera. Guardala bene, misurala...probabilmente è la sola cosa vera che esiste qui dentro.

Nell'impotenza delle sue lenzuola ho visto mia madre morire tra dolori atroci.
Il suo fegato abitato dal cancro si espandeva giorno per giorno tirando la sottile madre che lo avvolge.
Il corpo non rispondeva più. Tutte le funzioni erano saltate. Gonfie le gambe prima lunghe e magrissime, gonfi e neri i piedi, prima piccoli e bianchi.
Inutili le panacee e i calmanti. Il fegato non li elaborava più. Erano come acqua di fonte, assolutamente incapaci di far cessare spasmi e dolori.
L'ultimo mattino, prima che entrasse in coma, volle che la mettessi sulla sedia a rotelle e mi chiese di portarla a guardare dalla finestra che dava sul corridoio. Una volta arrivati lì, mentre i miei occhi cercavano un filo di sole a cui aggrapparmi, lei mi prese la mano e mi disse:
"Ora buttami sotto".
Ancora oggi non riesco a pensare che mi abbia chiesto questo.
Io amavo mia madre al di sopra delle mie possibilità di amare. Io amavo la sua gioia di vivere e la sua forza immensa. Lei me lo chiese.
Solo la mia codardia, la mia impotenza, la mia inutile etica mi impedirono di compiere quel gesto, di aiutarla a farla finita volando e non contorcendosi in una lucidità terrificante.
Fossi stato un medico, avessi studiato medicina.... una piccola dose letale e se ne sarebbe andata in pace, ringraziandomi.
Morì due giorni dopo con una lunghissima agonia e con in bocca sapore di fragole.
Quanta inutile sofferenza.
Quanta cancellazione della sua enorme dignità
quanto strazio....
e perchè? Tutti sapevamo che non c'era più nulla da fare. Tutti sapevamo di essere arrivati alla fine...e allora, perchè non aiutarla a morire, esattamente come qualcuno 65 anni prima, l'aveva aiutata a nascere?
Perchè ci hanno lasciate da sole?
Perchè spariti i medici son rimasti ad alimentarla con le flebo solo poveri infermieri dallo sguardo pietoso?
Perchè dopo tanti anni, non riesco a dimenticare lo sguardo di mia madre, che in coma vigile, continuava a dirmi.... aiutami.... aiutami.....