L’anima mascherata oggi gioca alla cortigiana. Attacca il neo vicino al labbro per sottolineare la bellezza dei denti. Liscia i capelli e trucca a fondo gli occhi perché diano un senso d’emaciato e sbattuto, come dopo una notte giocata a passione. Occhiaie scure e colorito bianco, colori d’amore, labbra rosse gonfiate, graffi di barba sulle gote, ciuffi scarmigliati davanti agli occhi. L’anima mascherata ondeggia non cammina, indossando le sue scarpe col tacco e la punta lunga. Calze autoreggenti nero bordello fasciano le gambe fino alla coscia senza scivolare fermate dall’aderenza del calore. L’anima mascherata indossa la gonna, quella nera con lo spacco laterale che lascia intravedere l’attaccatura della calza senza pizzi e merletti. Non mette profumo, neppure una goccia. Deve riflettere solo il suo odore di donna, quello che sente, lo stesso che ha dentro gli occhi luccicanti e accesi. L’anima mascherata segue una traccia delebile indelebile istinto primordiale. Cancella agende e appuntamenti, dimentica cellulari e patenti. Toglie per un secondo le scarpe e cammina scalza sporcando il sottopiede, perché odia apparire perfetta. A piedi nudi cammina ondulando facendo prove di passi che mai eseguirà. Cadenze cercate e labbra pronunciate smorfie infinite ammiccamenti, sbatte le ciglia, la stolta e sparge il rimmel sulle palpebre. Infila il giacchino di pelle, mette a posto le borchie e sale in macchina. Strade nere di porfido battuto dagli scavatori di Albiano che col loro sudore hanno costruito quei buchi neri perfetti dove il tacco s’impiglia al guizzare dei muscoli. L’anima mascherata e la notte. |
| Dialoghi o Soliloqui | |
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Il Gomitolo della paura | |
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| Infanzia Violata | |
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IL CUORE SUL CRUSCOTTO
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IL MATRIMONIO | |
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-Presto corri, vieni, metti la giacca usciamo. Andiamo a scegliere i piatti della lista di nozze. il tuo è un matrimonio impellente, veloce, non troppo razionalizzato, istintivo, direi.... il quadro di tutta la tua vita, sicuramente.... eh eh -
Con queste parole, mia madre mi svegliava una lontana mattina di maggio per ricordarmi gli impegni impellenti, gli ultimi accorgimenti di un matrimonio veloce, organizzato in 15 giorni. Il matrimonio di una donna, io, che fin dalla più tenera età, si era sentita dire..." Tu non ti sposerai, non sei cosa". parole che volavano per le stanze, emesse dalla bocca profetica di mia nonna, parole che colpivano gli assensi delle zie, che come cornacchie ripatevano, "si non è cosa, sì, non è cosa". e con questo viatico, mi sono sposata in fretta e furia, senza crederci neppure per un attimo al matrimonio e senza neppure pensarci tanto.
Il negozio era pieno di cose preziose, giravamo tra i Rosenthal e i Pilaff, osservando assenti le posate d'argento con inquietanti bagliori. Inquietanti, sì, perchè dovrei dire ridenti o splendenti? Inquietanti, erano per me quei bagliori, mi sentivo incapace di mantenerli, di tenerli sempre lucidi, quegli ottoni ed argenti. Sapevo già che lo splendore dell'argenteria non dura sempre e che per mantenere lucide le posate avrei dovuto regalare loro, parte della mia vita... e in questo settore, la mia avarizia è proverbiale. Ma quella mattina l'illusione era troppo spessa, come la nebbia in Veneto in alcune curve di strada, dove ama riposare sedendo sulle striscie di terra accanto all'autostrada.
Così comprammo i piatti e le posate e bellissimi cucchiaini d'argento cesellati con piccole rose. Comprammo bicchieri a calice e a tulipano e insalatiere giganti per ospiti inesistenti. Comprammo tutto senza molta convinzione e senza neppure ascoltare le indicazioni specifiche del venditore.
Dove sono quei piatti oggi? Il servizio è pressocchè finito. I piatti fondi di sono sbeccati, giorno dopo giorno sulla tavola dei silenzi.
I piatti piani sfrondati dai ricami hanno mantenuto i problemi e le incombenze.
I piatti da frutta sono stati tirati come freesby, seguendo il rilancio nella parete, espediente utilissimo per nascondere gli urli e gli strilli della casa.
I piatti da portata, ci son cascati dalle mani, mentre assentivamo all'insostenibile saggezza delle suocere e dei cognati, distillati donati durante i pranzi natalizi e di Pasqua.
Le tazzine da caffè sono state sbeccate pezzo, pezzo, credo dall'uso sbagliato di labbra screpolate lungo i bordi.
Le formaggiere rimangono intatte, nella loro incredulità, di aver resistito al martirio. Le pepiere pure, si son sentite non consumate, non curate e non utilizzate, nulla di insolito in un matrimonio senza pepe. La zuccheriera si è spaccata nei primi giorni sul pavimento della realtà quotidiana. Restano i cucchiaini, quelli con le rose. Li abbiamo sapientemente mantenuti. Piegandoli a cerchio, ad uno ad uno, appiattendo la testa da cucchiaio, con un martello felpato, ne abbiamo fatto dei braccialini da regalare agli amici più cari. Ne rimane uno che porto ogni tanto, nei giorni in cui mi sento tanto sicura, sorridendo, mentre lo indosso, ripeto dentro la testa le parole "Non sei cosa, tu non sei cosa".
Come una cucurbita
Spesso mi chiedo quale sia il senso della mia vita.
La vedo come una strada, un senso alternato con molte linee tratteggiate e pochissime doppie linee continue. L'idea di essere una cosa per sempre mi sgomenta. Odio il definitivo, detesto le etichette da barattolo che la società vorrebbe attaccarmi addosso. Immagini di status, di modo d'essere, di carattere o qualsiasi altra cosa sia.
Come una pianta di zucchine, che a primavera regala bellissimi fiori, desidero soltanto uno spazio sul muro che mi lasci crescere in altezza e dispiegare le mie foglie. Solo così potranno nascere i miei fiori e diventare frutti.... solo così... aria, per piacere.
Mi sarebbe piaciuto fare gli auguri di Pasqua a Voi tutti, anche se non sono credente e se per me questo periodo rappresenta semplicemente la rinascita della natura e un nuovo risveglio. Mi sarebbe piaciuto riempire il mio post di oggi con colori vivaci e scritte inneggianti alla primavera in arrivo.....mi sarebbe piaciuto.
Non ci riesco, non ci riesco perchè le notizie di questi giorni, la violenza sui bambini di questi giorni, mi impediscono di volare e di essere serena. Non credo alla tranquillità o alla felicità individuale, penso, invece che l'aria che si respira sia fondamentale. Così questi bambini uccisi, gettati, ammazzati, come capretti, dai loro genitori o con la loro connivenza, mi fanno sentire un altro senso della Pasqua. Questi bambini, rifiutati, straziati, amati malamente mi fanno pensare a un sacrificio, a una crocifissione che avviene in contemporanea con quella cristiana. Si, sarà per molti una bestemmia, lo so, ma questo è il mio senso. Il senso del simbolo forte della morte di Cristo che diviene vita e redenzione per tutti noi ( perchè anche se atei siamo comunque cristiani culturalmente) e il senso di una società che diventa sempre più violenta e egoista, fino al punto di togliere la vita e chi si è affidato con gli occhi limpidi e semplici alla mano di un adulto malato e contorto.
La morte e la rinascita si intrecciano ancora in questo periodo, ma non ci sarà rinascita per quei bambini straziati e rifiutati, non ci sarà ascesa a nessun cielo per questi agnelli sacrificali di egoismo e violenza. Scusatemi se non riesco ad essere lieve ma per oggi the show must go hon, non vale.