lunedì, 27 settembre 2004

L'anima mascherata





Snoda piano il laccetto di raso che imprigiona le ciglia. Sbatte gli occhi e strofina le palpebre.
L'orologio batte le cinque. Scarpe alte mischiate a pantofole sul parquet lucido e impolverato a chiazze.
Vento che bussa sulle finestre come un uccello che cerca la luce.
Letto grande disfatto senza cuscini. Quadri e quadri e quadri a rappresentare la vita. Vestiti sparsi sull'unica poltrona.
" Ancora un po'... ancora un po' - voglio star sveglia ancora un po'"
Accende il pc e inonda la stanza di luce azzurrina.
Una doccia veloce a sciogliere di dosso il gusto e il sapore di una noia attaccaticcia come le parole bavose di un politico inconcludente.
Un cd a caso e l'aria si ammorbidisce. L'alba stenta a venire. Il sonno non si vede.
Un sorriso illumina la nebbia appesa a un chiodo dentro al cervello lucido lucido. Bagliori guizzanti che non vogliono spegnersi. Neuroni in corsa sull'autostrada infinita, quella senza caselli, quella dove si paga sempre e comunque.
E poi un tuffo, un tuffo nell'anima a controllare che esista, che respiri.
E come un angelo in un film di Buñuel , la statua apre le ali, si allarga, si scuote. Le giunture si spiegano, scricchiolano piccoli tendini e le vene si tirano.
L'anima respira, libera e forte. Si affaccia alla finestra e aspira la brina della notte mentre i capelli incollati al viso cantano "Sei libera... sei libera... ancora una volta".

scritto da palommellarossa | 11:01 | commenti (7) | Torna su


mercoledì, 22 settembre 2004

L'Inquilino

Da qualche tempo, su nella mia baita di montagna, condividevo la stanza con un grillo burlone.

Un grillo nero, giovane, pimpante. Pieno di voglia di vivere e cantare.

I primi tempi che dormivo in baita, penso ci fosse già da allora, probabilmente celava la sua presenza e stava in silenzio ad osservarmi, come una pietra che appare dalla parete a crudo. Probabilmente con occhi vigili scrutava i miei movimenti tranquilli e inconsapevoli della sua presenza.

Poi nel giro di due notti si manifestò in tutto il suo splendore, col suo canto acuto, quasi per affermare “Io ci sono”.

A nulla servirono le mie ricerche per individuare il luogo da cui provenisse quell’accorato richiamo. Notti intere spesi cercandolo negli angoli di casa, nelle fessure oscure del caminetto e tra la fornacella a legna in cucina. Tra le piastrelle dissestate del bagno e le finiture in noce delle finestre- Ovunque lo cercai nel mondo stanza. Nulla .

E mi decisi, solo per salvare i sogni, a riempire di DDT la casa, sperando che il canterino traslocasse, e alla peggio, se proprio non poteva far a meno, di iniziare la transumanza per un altro stato.

Illusa….. niente da fare.

Il mefitico odore sembrava avergli fatto un risciacquo di rose alle tonsille. Il Caruso dei grilli, più in forma che mai dissipava i miei sogni e la mia quiete talmente ardito da farmi pensare che ritenesse sveglia tutta la Val Floriana.

Ma fu nel pomeriggio di domenica, di un’assolata domenica di settembre, che lo sorpresi con le antenne al sole, sul davanzale della mia finestra.

La tentazione di annientarlo sotto la ciabatta, fu tanta, ma ripensandoci meglio e tirando tutte le rette tra le somme, mi son convinta che tra coloro che mi han tolto il sonno, questo l’ha fatto con più garbo.

Dedicandomi un indesiderato canto d’amore, rivelandosi al mondo ed ai miei occhi con la caparbietà di chi afferma “Io ci sono”.

Adesso lui vive limitando i gorgheggi alle ore pomeridiane. Ogni tanto ci incontriamo nei pellegrinaggi. Non scappa e non ci cela quando mi vede. Ora, fermo, aspetta che io mi muova per fare il suo salto e la notte dorme, finalmente tace.

Non so se per rispetto al mio sonno leggero, o perché è rimasto contagiato, da buon coinquilino, dalla mia poca voglia di cantare.

scritto da palommellarossa | 21:59 | commenti (3) | Torna su


martedì, 14 settembre 2004
Dedicato a qualcuno che vorrebbe ancora cambiarci.

Spiacente, arrenditi. Mollami, lasciami perdere ma non rompermi le scatole con le tue continue richieste di cambiamento e modifica. Il vestito è questo, il colore è questo, la forma e il contenuto è quello che si vede. Il prezzo sul cartellino ha sempre parlato chiaro, non c’erano centesimi né decimali vari. Intero intero era questo quello che ti era stato promesso quando tutto felice hai comprato l’intero Kit Palommella.
Prendere o lasciare, sappiamo vivere e sopravvivere. Abbiamo nel cassetto Kit di sopravvivenza che tu neppure immagini. Sapremo camminare anche domani con le gambe dritte e la mani lungo i fianchi. Sapremo salire gradini e sputare in faccia, come sempre e ancora una volta a tutti quelli che stanno lì sulle panchine a cercarci i pidocchi. Sapremo andare avanti anche con le ragnatele sotto le ascelle e con le scarpe rotte e sapremo sorridere mostrando anche un solo dente, lustro, ma così lustro che tu neppure mai te lo sei sognato.
Continua a contare il via vai delle formiche. Io so accettarti per quello che sei, non ho mai cercato di cambiarti di una virgola. Che cavolo vuoi cambiare adesso e perché? A cosa servirebbe organizzare questa perfetta scenetta di modifica per poi sotto la tavola soffiarmi il naso sul tovagliolo e sfilarmi le scarpe?
Le signore, o le siorette, come le chiamo io, mi hanno sempre fatto inorridire. La placidità mi dà il mal di pancia. La famiglia felice della pubblicità mi fa vomitare. I miei vestiti della festa sono abiti lisi e consunti.
Non ho mai anelato alla perfezione anche perché non ho mai trovato, né cercato il modello perfetto, anzi fondamentalmente non ho mai creduto neppure che esistesse. Fuggendo inorridita in odor di falsità a ogni qualsivoglia volta se ne presentava l’occasione.
Chi ha bisogno di modelli, chi ha necessità di uniformarsi, chi ha bisogno di un quadretto per essere se stesso, non sono io e non mi appartiene. Hai sbagliato cassetto, amico mio, ma sbagliato di grosso. Quindi sai che ti dico? Accenditi la televisione , guardati la pubblicità e fatti un film, mangiati una merendina Mulino bianco e usa i tempo per asciugarti il naso. La sottoscritta esce e cammina nel parco, attendendo l’occasione che il guardiano si volti, per levarsi le scarpe e calpestare l’erba. Poi, credimi… sicuramente TU starai meglio così!
scritto da palommellarossa | 11:18 | commenti (1) | Torna su