
Un passo di gambero..
Ma si... è stato solo un barlume
un piccolo riflesso che passava tra le feritoie delle imposte.
E' stato un passo di gambero
una piccola danza tra futuro e passato.
No, non la definirei una caduta
piuttosto una decadance,
nulla che non mi sia noto,
nulla che non sia gestibile.
Si, è vero.
Nulla più ha somigliato a questo,
si è vero,
forse è stata l'ultima volta..
ma questa luce che oggi
riesce ad attraversare le mie persiane
è più chiara, più limpida,
è pulita, bianca
e ha odore di pace.
Chi ti ha fatto tanto male? questo post è stato scritto mercoledì 28 aprile 2004 |
Io non so cosa sia stato.
Io non conosco quel mio sguardo felice.
Io non vedo che quella luce nei tuoi occhi
che parla con me.
Io non ascolto la tua voce
ma leggo i tuoi gesti
dentro di me.
Io non so cosa sia stato
non comprendo questa vena aperta
che si spalanca di getto e come un fiume che corre
porta me a te e te a me.
Io non so cosa sia stato.
Non ho nomi da dare a questa cosa
non ho sogni da aggiungere
nè parole per esprimermi.
Io non so cosa sia stato.
Ma improvvisamente ho la certezza
che il vento ha un nome,
e che io, ora, posso ripeterlo con la mia voce.

Vorrei condividere con Voi, amici, la mia felicità di
questi giorni. La mia felicità di scoprire che,
nonostante tutto, io sia ancora viva e ancor di
più che la qualità della mia vita sia migliore di
prima. Vorrei condividere la gioia che prova l'uccello
sfuggito dalla gabbia, il pesce dalla rete, la farfalla dalle
dita crudeli di un bambino.
Vorrei che sentiste la mia leggerezza d'animo e il mio
canto, la mattina quando mi alzo e preparo il caffè.
Vorrei condividere le gioie, le cose belle. Il cielo
lavato dal vento. La pioggia in un pomeriggio tra
le coperte e la musica, la mia amica musica,
consolazione e gioia nel silenzio dell'anima.
Vorrei condividere le parole del silenzio e quell'andamento
sicuro dei miei passi. La strada che guida la mia
curiosità, e le parole mai dette, neppure a me stessa.
Vorrei condividere le immagini di cui sono depositaria
e i mille cambiamenti della luce nei miei occhi.
Vorrei guardarvi tutti e stringervi la mano perchè
non basta più questo foglio elettronico a rappresentarmi
e non bastano più le vostre parole lette qui sopra
a ringraziarvi del miracolo operato su me stessa.
Strano, vero?
hmmmm
si potrebbe andare a Milano e passeggiare per i mercatini ai Navigli...
si potrebbe andare a Trieste a vedere una mostra fotografica e respirare bora e aria di mare.....
si potrebbe andare a Venezia... per osterie a mangiar pesciolini marinati...
si potrebbe andare all'IKEA ad osservare le nuove tendenza per l'arredamento...
si potrebbe andare in montagna e ciaspolare per i boschi....
si potrebbe andare ai laghi a mangiar le trote....
hmmmm
sai che ti dico???
Spegni la luce... dormirò per tutto il Weekend
La migliore guardia di me stessa sono io.
Il controllo più forte. La redine più stretta, la briglia più tesa, son io.
Ma ci sono momenti in cui tutto si scioglie ed evade, lasciando riemergere dalla pelle
quella ragazza di diciottanni che urla e si dibatte, spesso inascoltata.
Ecco, ieri è stata una di quelle serate in cui l'evasione è perfettamente riuscita e si è
compiuto il rito.
Palaonda a Bolzano, ore 21. Concerto dei R.E.M. tra gli ottomila...IO.
Io, arrivata due ore prima a respirare l'aria dell'evento. Ad osservare il
palco e le gradinate che si son riempite lentamente.
Io a ballare ed urlare. Io, sfuggita a tutti i miei guardiani .
Niente cani ringhiosi, niente cadute di stile, niente censure.
Io, come mi sento. Io.
Io trascinata dalla musica e dalla folla sotto il palco. Io incantata dalla magia
dei frastuoni. Io innamorata di luci, ombre e un piccolo incredibile guitto che
m'incantava dal palco. Con le sue mani, le sue piccole mosse da elfo i suoi
contorcimenti ristretti e l'espressione del suo viso incredibilmente fermo, con
gli occhi mobili sottolineati da una maschera verde disegnata sul volto. Io
lì a bere ogni istante, ogni cenno, ogni gesto. Io ballando, urlando e seguendo il tempo. Io.
Nel tornare a casa mi son addormentata durante il viaggio sognando di essere
nel ventre di mia madre. Io, tornata alle origini. Io felice e leggera... finalmente.
Ho ragione di credere che se non avessi la musica e non sapessi ascoltarla
con la MIA musica dentro, probabilmente mi sarei gia suicidata........
Siamo ancora in sella.
Sul mio terrazzo un ibiscus rosso sfrontato. Mille petali aperti. Corolle sbattute dal vento ed innaffiate di sole. Odore di mare. Cirri d'Etna incantati che procedono come baiadere danzanti. Mare turchino, grigio argento al tramonto e fondali incontaminati. Reti arancioni a caccia di nuovi pesci. Inserimenti tropicali colorati e nuovissimi barracuda con le squame lucidate di fresco.
Temperatura 25 gradi. Costume a pelle e giacca sulle spalle. Capelli al vento che soffia implacabile buttandoti addosso tutta la rabbia che hai, se ne possiedi. Meglio essere calmi... quindi.
Dialetti incomprensibili e sorrisi, tanti sorrisi. Occhi di bambino che lavano la coscienza ...che poi non era neppure tanto sporca o importante.
Alla ricerca di ricordi scomparsi, ripasso le orme sul bagnasciuga e non trovo più nulla.
Non riesco a ripassare la filastrocca... quella mia, quella di sempre, quella di quando c'eri tu.
Tutto sbiadisce e sei sbiadito anche tu in questa luce infuocata ed implacabile che propone nuovi vecchi orizzonti con la Calabria sempre presente, lì di fronte alla tua faccia sempre alta e levantina.
Eccomi, profumi, eccomi odori di neputella e basilico. Eccomi cirri e nuvolette dell'Etna ed eccomi sciara bella e implacabile. Lava rossa alta di lapilli che scivoli addosso alla neve come camminassi dentro i miei fianchi. Eccomi incastrata in questa memoria dove non esiste più spazio per altro che non sia natura e naturale.
Giro nuda per casa, la mia casa dalle tende gialle e verdi, come i miei fiori, come la mia luce, come i piccoli passeri spauriti che vengono a mangiare le briciole sul mio terrazzo. Giro nuda nell'anima. Potrei avere due anni o essere appena nata. Giro senza pensieri, tutta occhi, tutta sensi. Pronta a raccogliere ogni soffio, ogni sospiro.... si, ma della terra. Di questa terra dura, calda, selvaggia, soffice e maligna, bagnata da un mare mutevole e incantatore, alla quale mi onoro di appartenere.
Porca puttana, è finita. Sono tornata.
Prendiamo dall'armadio il tajeur verde, infiliamo le inutili scarpe col tacco, leghiamo i capelli rossi e ribelli (almeno loro non ci vogliono stare) impiastricciamoci il viso e usciamo nell'inverno cretino ed inutile a far la pantomima quotidiana. Quella che garantisce un panino e qualche agio. Usciamo, imbocchiamo la strada e prendiamo il registro. Riempiamolo di scarabocchi e finte memorie e quando abbiamo finito ci rendiamo conto che abbiamo solo segnato il primo giorno dei tanti, in cui mi scorderò d'essere viva.