domenica, 30 gennaio 2005

Un passo di gambero..

Ma si... è stato solo un barlume

un piccolo riflesso che passava tra le feritoie delle imposte.

E' stato un passo di gambero

una piccola danza tra futuro e passato.

No, non la definirei una caduta

piuttosto una decadance,

nulla che non mi sia noto,

nulla che non sia gestibile.

Si, è vero.

Nulla più ha somigliato a questo,

si è vero,

forse è stata l'ultima volta..

ma questa luce che oggi

riesce ad attraversare le mie persiane

è più chiara, più limpida,

è pulita, bianca

e ha odore di pace.

 

scritto da palommellarossa | 14:37 | commenti (9) | Torna su


sabato, 29 gennaio 2005

Dialoghi o Soliloqui



Chi ti ha fatto tanto male?
-e' stato lui
-e quando è successo?
-due anni fa
-e perchè ancora ci pensi?
-perchè da quel maledetto giorno, da quello in cui credevo di avere in mano le redini della mia vita, da quello in cui pensavo di essere riuscita ad aprirmi senza timori e paure, da quell'attimo la fiducia si è svenduta per un nichelino d'argento........
- piange -
cosa è successo da allora?
-Cosa non è successo... vorrai dire..
-cosa non è più successo...?
-Non ho voglia di parlarne adesso..
-E allora perchè piangi?
-Perchè sfogarsi è bello nei momenti di pausa.
-Di pausa da che cosa?
-Di pausa dal pensiero ossessivo di lui.
-E perchè ci pensi? perchè non vai altrove?
-Io ci provo, con tutte le mie forze, ogni volta che sono altrove, succede un qualcosa dentro di me... sempre nel più bello.... la strada nuova ad un certo punto curva e torna indietro..... sempre in quella casa.
-E cos'è che fa curvare la strada?
-Non lo so, so che la strada si incrina e si curva, improvvisamente. La mia voce si alza, il mio tono cambia e nella mia testa scatta una molla, mandalo a fan culo, mandalo a fan culo... e così faccio.
-E cos'è che fa scattare la molla?
-Non so, basta una pausa lunga, un silenzio, un'idea non espressa, un cenno d'allontanamento, basta poco, pochissimo.
-E poi che succede?
-Mi alzo e me ne vado, e per uno- due giorni sto bene.
-E poi?
-Poi il pensiero ritorna, ossessivo, sempre sulla vecchia strada. Ma la cosa più brutta è che non mi piace più quella strada, mi piace quella nuova...diversa.
-E la nuova strada... in quella ci torni?
-No, non ci torno più, la cancello.
-In che modo la cancelli?
-Fisicamente. Elimino tutte le tracce di passaggio.. messaggi, numeri di telefono, lettere, posta, regali, dischi.... tutto.
-E non ci torni più.
-No, mai più.
-Perchè?
-Credo per non soffrire ancora...
-O forse per non vivere, ancora...
-No, io non vivere? Io sono vitale, gioiosa, sempre in movimento, sempre pronta a muovermi, a far cose...... ma, mi stai dicendo.......?
-Si, forse hai compreso.....
-Cosa dovrei comprendere.... Io so che non lo voglio più....
-Sei sicura?
-Si, sono sicura di questo, se ci penso, è stato come vivere un incubo. Non ero felice con lui, non sapeva più darmi gioia stare con lui, era diventato silenzio.... e passione, ma solo passione, nient'altro. Anche la stima era caduta, anche la fiducia era finita... insomma uno sfacelo.
-E se sei sicura di questo perchè ci torni?
-Forse perchè lì ho già sofferto così tanto e per tanto tempo.... credo che sia così.
-Scusa, ma non mi spiego il motivo per cui torni volentieri in un posto brutto, dove sei stata male...
-Non lo so, lì mi sento sicura.
-Sicura di cosa?
-Sicura di guardare il mio dolore...morto.
-E che succede guardando quel dolore morto?
-Non so.... forse...che non ne provo uno nuovo...
-Ecco ti sei detta tutto.
-Cosa mi sarei detta?
-Ti sei detta che la tua paura di vivere è bloccata dalla paura di provare ancora dolore. Meglio il vecchio dolore che ormai sai affrontare, che un nuovo sconosciuto dolore da imparare.
-Si, è vero, credo sia così.
-Si, come te, credo sia così.
-Che devo fare adesso?
-Penso una sola cosa.... VIVERE!
-Chi ti ha fatto tanto male?
-Io, sono stata IO.

questo post è stato scritto mercoledì 28 aprile 2004

scritto da palommellarossa | 12:56 | commenti (7) | Torna su


giovedì, 27 gennaio 2005

Io non so cosa sia stato.

Io non conosco quel mio sguardo felice.

Io non vedo che quella luce nei tuoi occhi

che parla con me.

Io non ascolto  la tua voce

ma leggo i tuoi gesti

dentro di me.

Io non so cosa sia stato

non comprendo questa vena aperta

che si spalanca di getto e come un fiume che corre

porta me a te e te a me.

Io non so cosa sia stato.

Non ho nomi da dare a questa cosa

non ho sogni da aggiungere

nè parole per esprimermi.

Io non so cosa sia stato.

Ma improvvisamente ho la certezza

che  il vento ha un nome,

e che io, ora, posso ripeterlo con la mia voce.

 

scritto da palommellarossa | 17:02 | commenti (14) | Torna su


martedì, 25 gennaio 2005

 Vorrei condividere con Voi, amici, la mia felicità di

questi giorni. La mia felicità di scoprire che,

nonostante tutto, io sia ancora viva e ancor di

più che la qualità della mia vita sia migliore di

prima. Vorrei condividere la gioia che prova l'uccello

sfuggito dalla gabbia, il pesce dalla rete, la farfalla dalle

dita crudeli di un bambino.

Vorrei che sentiste la mia leggerezza d'animo e il mio

canto, la mattina quando mi alzo e preparo il caffè.

Vorrei condividere le gioie, le cose belle. Il cielo

lavato dal vento. La pioggia in un pomeriggio tra

le coperte e la musica, la mia amica musica,

consolazione e gioia nel silenzio dell'anima.

Vorrei condividere le parole del silenzio e quell'andamento

sicuro dei miei passi. La strada che guida la mia

curiosità, e le parole mai dette, neppure a me stessa.

Vorrei condividere le immagini di cui sono depositaria

e i mille cambiamenti della luce nei miei occhi.

Vorrei guardarvi tutti e stringervi la mano perchè

non basta più questo foglio elettronico a rappresentarmi

e non bastano più le vostre parole lette qui sopra

a ringraziarvi del miracolo operato su me stessa.

Strano, vero?

scritto da palommellarossa | 20:52 | commenti (4) | Torna su


venerdì, 21 gennaio 2005

hmmmm

si potrebbe  andare a Milano e passeggiare per i mercatini ai Navigli...

si potrebbe andare a Trieste a vedere una mostra fotografica e respirare bora e aria di mare.....

si potrebbe andare a Venezia... per osterie a mangiar pesciolini marinati...

si potrebbe andare all'IKEA ad osservare le nuove tendenza per l'arredamento...

si potrebbe andare in montagna e ciaspolare per i boschi....

si potrebbe andare ai laghi a mangiar le trote....

hmmmm

sai che ti dico???

Spegni la luce... dormirò per tutto il Weekend

scritto da palommellarossa | 13:55 | commenti (19) | Torna su


lunedì, 17 gennaio 2005

La migliore guardia di me stessa sono io.

Il controllo più forte. La redine più stretta, la briglia più tesa, son io.

Ma ci sono momenti in cui tutto si scioglie ed evade, lasciando riemergere dalla pelle

quella ragazza di diciottanni che urla e si dibatte, spesso inascoltata.

Ecco, ieri è stata una di quelle serate in cui l'evasione è perfettamente riuscita e si è 

compiuto il rito.

Palaonda a Bolzano, ore 21. Concerto dei R.E.M. tra gli ottomila...IO.

Io, arrivata due ore prima a respirare l'aria dell'evento. Ad osservare il

palco e le gradinate che si son riempite lentamente.

Io a ballare ed urlare. Io, sfuggita a tutti i miei guardiani .

Niente cani ringhiosi, niente cadute di stile, niente censure.

Io, come mi sento. Io.

Io trascinata dalla musica e dalla folla sotto il palco. Io incantata dalla magia

dei frastuoni. Io innamorata di luci, ombre e un piccolo incredibile guitto che

m'incantava dal palco. Con le sue mani, le sue piccole mosse da elfo i suoi

contorcimenti ristretti e l'espressione del suo viso incredibilmente fermo, con

gli occhi mobili sottolineati da una maschera verde disegnata sul volto. Io

lì a bere ogni istante, ogni cenno, ogni gesto. Io ballando, urlando e seguendo il tempo. Io.

Nel tornare a casa mi son addormentata durante il viaggio sognando di essere

nel ventre di mia madre. Io, tornata alle origini. Io felice e leggera... finalmente.

Ho ragione di credere che se non avessi la musica e non sapessi ascoltarla

con la MIA musica dentro, probabilmente mi sarei gia suicidata........

 

scritto da palommellarossa | 19:48 | commenti (15) | Torna su


mercoledì, 12 gennaio 2005

Siamo ancora in sella.

Sul mio terrazzo un ibiscus rosso sfrontato. Mille petali aperti. Corolle sbattute dal vento ed innaffiate di sole. Odore di mare. Cirri d'Etna incantati che procedono come baiadere danzanti. Mare turchino, grigio argento al tramonto e fondali incontaminati. Reti arancioni a caccia di nuovi pesci. Inserimenti tropicali colorati e nuovissimi barracuda con le squame lucidate di fresco.

Temperatura 25 gradi. Costume a pelle e giacca sulle spalle. Capelli al vento che soffia implacabile buttandoti addosso tutta la rabbia che hai, se ne possiedi. Meglio essere calmi... quindi.

Dialetti incomprensibili e sorrisi, tanti sorrisi. Occhi di bambino che lavano la coscienza ...che poi non era neppure tanto sporca o importante.

Alla ricerca di ricordi scomparsi, ripasso le orme sul bagnasciuga e non trovo più nulla.

Non riesco a ripassare la filastrocca... quella mia, quella di sempre, quella di quando c'eri tu.

Tutto sbiadisce e sei sbiadito anche tu in questa luce infuocata ed implacabile che propone nuovi vecchi orizzonti con la Calabria sempre presente, lì di fronte alla tua faccia sempre alta e levantina.

Eccomi, profumi, eccomi odori di neputella e basilico. Eccomi cirri e nuvolette dell'Etna ed eccomi sciara bella e implacabile. Lava rossa alta di lapilli che scivoli addosso alla neve come camminassi dentro i miei fianchi. Eccomi incastrata in questa memoria dove non esiste più spazio per altro che non sia natura e naturale.

Giro nuda per casa, la mia casa dalle tende gialle e verdi, come i miei fiori, come la mia luce, come i piccoli passeri spauriti che vengono a mangiare le briciole sul mio terrazzo. Giro nuda nell'anima. Potrei avere due anni o essere appena nata. Giro senza pensieri, tutta occhi, tutta sensi. Pronta a raccogliere ogni soffio, ogni sospiro.... si, ma della terra. Di questa terra dura, calda, selvaggia, soffice e maligna, bagnata da un mare mutevole e incantatore, alla quale mi onoro di appartenere.

Porca puttana, è finita. Sono tornata.

Prendiamo dall'armadio il tajeur verde, infiliamo le inutili scarpe col tacco, leghiamo i capelli rossi e ribelli (almeno loro non ci vogliono stare) impiastricciamoci il viso e usciamo nell'inverno cretino ed inutile a far la pantomima quotidiana. Quella che garantisce un panino e qualche agio. Usciamo, imbocchiamo la strada e prendiamo il registro. Riempiamolo di scarabocchi e finte memorie e quando abbiamo finito ci rendiamo conto che abbiamo solo segnato il primo giorno dei tanti, in cui mi scorderò d'essere viva.

scritto da palommellarossa | 19:45 | commenti (23) | Torna su