domenica, 27 febbraio 2005

 

stamattina

Lei Lui

Lui non sapeva camminarle accanto.
Quando uscivano e lei avanzava col suo passo spedito, lui non riusciva che a starle dietro, dietro di almeno venti centimetri, quel tanto che bastava per essere schiaffeggiato continuamente dai suoi capelli. Ogni tanto lei rallentava l’andatura aspettandolo, ma lui faceva lo stesso e mantenendosi sempre alla stessa distanza.
Per questo suo modo di camminare, lei iniziò a pensare che lui fosse uno di quegli uomini che non facevano mai il primo passo e che si ponessero sempre all’ombra di qualcuno.
Lui chiedeva sempre i suoi pareri, la interpellava anche per scegliere la marca dei fagioli, lei aveva finito col comprendere che fosse un modo per riempire vuoti di vacuo pensiero, lui detestava i silenzi, non sopportava uno spazio vuoto.
Lei adorava camminare nel vento, sentirselo sbattere in faccia e tra le gambe, osservare come gonfiava le gonne infilandosi tra un passo e un altro veloce, tirava su la schiena e gli porgeva il viso come a pretendere una carezza forte. Lui piegava le spalle e si racchiudeva come cercando riparo in se stesso. Accorciava il collo nel bavero del giaccone e faceva sparire il suo mento.
Lei non portava occhiali, sentiva la puntura del sole nelle pupille e riusciva a gioirne. Lui aveva occhiali da vista sottili al titanio e lenti da sole con le pinze per proteggersi anche da un minimo bagliore.
Lei velocemente comprendeva le cose, bastava uno sguardo a volte, o mezza parola e già il pensiero sciorinava il seguito e l’andamento del discorso. Lui si perdeva in grandi voli pindarici illustrando dettagli microscopici e scandagliando infinitesimali spazi d’ombra, abbandonava l’obiettivo cascando nel non senso.
Lei sceglieva le parole con cura, come infilasse una perla dietro l’altra a una collana che li legasse insieme. Lui gettava fuori i pensieri come venivano, con lo stesso tono inframmezzava dialetto ed italiano e termini tecnici abbreviati che troncava agli accenti tonici.
Lei amava la macchina, la moto e la velocità. Lui camminava a piedi, prendeva il tram ogni tanto e conosceva a memoria tutte le fermate degli autobus. Poteva, in un giorno di pioggia, farvi un dettagliato elenco delle soste alle fermate con le pensiline.
Loro adoravano il Jazz. Ascoltavano in silenzio per lunghe ore, abbracciati sul divano bianco, Miles Davis in It never Entered My Mind. Leggevano insieme poesie e pagine di libri di grandi maestri di fotografia. Lui la teneva stretta, l’avvolgeva tutta, faceva da spalliera, da scialle e le pungeva il collo con la barba ispida.
Lei credeva che quei momenti bastassero a colmare secoli di differenze.
Lei credeva…... perché in realtà, non aveva tanto buon senso .

scritto da palommellarossa | 12:00 | commenti (25) | Torna su


venerdì, 25 febbraio 2005

...... . cos'era successo? 

Per me nulla di più di quando l'acqua piovana riempie
il calice di un fiore, quando un fronda d'abete si scuote in una folata di
vento, quando un fiocco di neve volteggia e sembra non debba mai toccare
terra, quando l'ultima nuvola lascia scoperto il tepore del sole in un
giorno d'inverno, era successa una semplice cosa: la piacevolezza. 

Una chiave  era girata nella serratura oleata con una semplice spinta ed il
suono dello scatto era stato sommesso e gentile e gradevole, e dietro la
porta era venuto incontro un profumo intenso ed accogliente che lasciava
pensare ai sensi e agli umori; nulla era successo: una semplice cosa
piacevole, è vero sì che l'eco di un tuffo saliva come da una vasca di
grotta in profondità..

scritto da palommellarossa | 15:42 | commenti (7) | Torna su


martedì, 22 febbraio 2005
 

dev'essere stupido.OVVERO....Ascoltare TROPPO Chet Baker

mi chiede se la musica è ribellione....dev'essere stupido....

 ma come faccio a dirgli che ha sbagliato la domanda?, si, come faccio a dire a uno che la mette in questa maniera la questione, magari pensando di aver proposto qualcosa di davvero alternativo ed eccezionale, che ha completamente sbagliato la domanda...

ma come si fa a spiegargli che è la ribellione che è musica...

si dovrebbe iniziare da Adamo ed Eva, di quella prima volta in cui ci si accorse che le foglie dei meli sospese tra le labbra producessero quegli strani sibili che tanto attiravano i serpenti..

eh si, bisognerebbe spiegargli che il suono dei tamburi tribali fece aumentare il ritmo cardiaco ai babbuini e lasciò nascere in loro idee talmente innovative da contribuire alla loro evoluzione in uomini. Infatti come avrebbero potuto ballare a 4 piedi? Dovettero alzarsi in piedi e organizzare i primi rawe della storia.

si dovrebbe raccontare di come menestrelli poco addestrati sapevano istillare col semplice suono del liuto, voglie e trasgressioni, ad immacolate madonne con tanto di pizzi e ricciolini.

si dovrebbe raccontare tutta la storia del mondo e coniugarla con il suono e con la strana alterazione che ha provocato all'interno di generazioni e generazioni passate.

Ogni teoria trasgressiva, ogni movimento rivoluzionario ha avuto la sua musica ispiratrice e su quella musica le idee hanno viaggiato più velocemente che sulle onde magnetiche.

Ma posso solo partire da me.

Posso solo mostrarti cosa la musica ha fatto a me.

Quando con orecchio poco allenato e più abituata ai saggi e alle letture, ho iniziato ad ascoltarla.

Ero una donna sposata allora e sembravo anche felice. Ma quella tromba, si, quella piccola tromba suonata come un sussurro dalla mandibola spaccata di un certo tizio, mi ha incontrato un giorno, operando una deviazione talmente grande nella mia scala valori, che oggi, ancora oggi, e son passati, ti giuro parecchi anni, mi pare di aver preso l'ascensore per il paradiso.

E' stata quella tromba, si quel suono, inframezzato da mugolii e frasi mozzate ad entrarmi dentro così all'improvviso da farmi sorvolare tutti i miei perbenismi per catapultarmi in quella morbida atmosfera. Un'atmosfera di carezze per l'anima, di copule per il cervello e di lussuria dentro al cuore.

La mia ribellione a uno "status" precedente è avvenuta così, inavvertitamente.

Solo a freddo, mi sono resa conto che se quella tromba aveva parlato con me era solo perchè IO ero lì pronta ad ascoltarla. Esattamente come il mio matrimonio finito. Finito da tempo.

Se adesso riuscivo ad amare un altro, era semplicemente perchè era finito quello che io credevo il mio amore coniugale..

Strana la vita, vero???

.....Ma non la musica.......quando si è pronti ad ascoltarla.

scritto da palommellarossa | 21:58 | commenti (26) | Torna su


lunedì, 21 febbraio 2005

 

 

"La Tempesta”

Shakespeare

 

 

Tu mi appari, figliolo, alquanto commosso, direi quasi fuori di senso.

Rincuorati, Signore, la nostra commedia è ora finita.

Questi nostri attori, come dissi dianzi,

erano puro spirito e si sono dissolti nell’aria,

nell’aria sottile e, come l’edificio senza fondamenta di questa visione,

le torri cinte di nubi,

i palazzi sontuosi,

i templi solenni,

lo stesso globo terraqueo,

si, e tutto ciò che esso contiene,

si dissolveranno.

E, al pari di questo incorporeo spettacolo, ora svanito,

non lasceranno alcuna traccia.

Noi siamo fatti della stessa materia

Di cui sono fatti i sogni

E le nostre piccole vite

Son circondate

Da un grande sonno

scritto da palommellarossa | 21:43 | commenti (10) | Torna su

ARSENICO

Mettimi nel tuo bicchiere baby.

Scioglimi col cucchiaino e tingerò di viola i tuoi sogni.

Ricoprirò col mio sapore

Ogni tuo respiro.

Ti entrerò dentro come fa un treno nella galleria, senza fermarmi, senza soste al semaforo.

Ti condurrò velocemente nel tunnel nero,

dove la sofferenza è finita,

celata, perduta per sempre.

Possiederò ogni molecole di te,

ogni tuo atomo,

contaminerò la tua vita fino a prenderla tutta.

Mi scioglierò per te.

Diventerò il tuo – non sogno-.

Ti prenderò il respiro

Piano piano col mio sapore di mandorla amara,

bloccherò il tuo cuore

e il flusso del sangue nei tuoi polsi.

Devimi velocemente, baby,

succhiami come fossi un sorbetto di fragola,

aspirami come la prima sigaretta del mattino,

fammi entrare come un coltello nel burro.

Prendimi dentro di te,

lasciami sciogliere.

Ho un regalo grande da portarti.

Con me la danza non sarà frenetica,

nessun ballo di San Vito ti scuoterà.

Spegnerò lentamente gli interruttori ad uno ad uno,

fino a fare un grande clik dentro al cervello.

Devimi Baby, non vedi come son morbida e profumata?

Devimi, come faresti dalla coppa degli dei,

prima del saluto generale, prima del commiato definitivo.

Devimi Baby, amerò le tue papille

Fino a farle impazzire.

Bloccherò il tuo cuore

Nell’ultimo respiro.

Deraglierò il tuo sangue

Fuori dalle vene e spegnerò la luce.

Devimi baby,

canterò la mia canzone,

se ti lascerai possedere, stringimi tra le mani.

Ti porterò nella galassia azzurra

Dove vivono gli spiriti dei chimici.

Lasciati sedurre, coccolare e amare,

lasciati possedere senza rumore o ragionamento.

Seguimi nel neurone veloce

Attraversiamo la luce.

Te e me.

Il tuo arsenico.

scritto da palommellarossa | 16:39 | commenti (1) | Torna su


domenica, 20 febbraio 2005

 

Se tu fossi vero

E non costruito con semplici parole di cartone

Se tu fossi di carne rossa e sanguigna

E non di righe asimmetriche sul foglio

 

Se tu fossi chiaro

Come la luce bianca del mattino,

Non piangeresti il cadavere del tuo amore,

ormai sepolto e digerito dalla terra.

 

Se fossi l’amico congruente

Logico e senza mire

Tu narreresti di te, di come ti senti

E del senso che ha preso la tua vita.

 

Mostreresti sereno il vetro della tua finestra

Dove si preparano i germogli verdi

Che preannunciano l’arrivo

Di una precoce  primavera

scritto da palommellarossa | 21:55 | commenti (10) | Torna su


giovedì, 17 febbraio 2005

 

TU

Tu non sai chi sono…Tu non sai come sono,

tu leggi le mie parole….ma non senti, non ascolti.

 

Tu, offuscato dalla tua idea di razionalità,

dentro la quale ti sei murato vivo

credi, col timbretto, di poter etichettare tutti i miei gesti.

 

Tu, rinchiuso tra le sbarre della tua prigione,

quella che da solo ti sei costruito,

ti illudi di vivere al sicuro dalle tue emozioni.

 

Ma la sicurezza, amico caro, la sicurezza ...

non si ottiene rinunciando a parti di noi,

e non si ottiene smozzicando piccole frasi senza senso.

 

La sicurezza è il controllo di se stessi.

Il controllo dell’anima e del cuore.

È la certezza di poter dare qualcosa di se

Sentendosi arricchiti e non impoveriti.

E’ la voglia di conoscere, di scoprire

Un mondo parallelo che corre e cammina

Come te, attraverso la vita.

La sicurezza di un uomo

Risiede nella sua forza di osare e conoscere.

Nella curiosità e nella capacità di riconoscere

Vicinanza e distanze e di quest’ultime nutrirsi ed arricchirsi.

La sicurezza di un uomo sta nel non arrendersi

Al primo sguardo, al primo cenno,

sta nel mettere in discussione i propri stereotipi

stanandoli ad uno ad uno.

La sicurezza di un uomo sta

Nel mettersi in gioco con quel che si ha per quel che si è

E comprendere che anche un barbone

Misero e sudicio seduto all’angolo del marciapiede

Può, in quanto uomo, donarti il mondo

………….…se vuole.

 

 

 

scritto da palommellarossa | 22:22 | commenti (11) | Torna su


mercoledì, 16 febbraio 2005

 

Questa sera c'è il vento

Questa sera c’è il vento

Che urla nel mio petto.

Questa sera c’è il vento

Che soffia sulle mie parole.

 

Chiudo gli occhi

E aspiro, piano

L’aria pulita delle stelle

Che sono lucide come non mai.

 

Non preoccuparti, amore

Niente può farmi male,

non preoccuparti, amore

se la mia testa con tutti i miei capelli

 

vola in altri luoghi

lontano da qui…..

Non preoccuparti

Questa sera c’è il vento

scritto da palommellarossa | 21:59 | commenti (8) | Torna su


martedì, 15 febbraio 2005

Questa é

 

Io non sono né brutta né bella. Né alta né bassa. Né magra né grassa.

Io non sono la pin up della pubblicità.

Io non sono la ragazzina in cerca di compagnia.

Io non sono la massaia tuttofare.

Io non sono la lavoratrice indefessa.

Io non sono una donna domata, arresa, stremata.

Io non sono felice e neppure infelice.

Io non sono una con  grossi  problemi di soldi.

Io non sono  una cambiale che qualcun altro deve pagare.

Io non sono cannibale.

Io non sono nociva alla salute degli altri.

Io non sono la mamma amorevole.

Io non sono la moglie devota.

Io non sono la baby sitter dei miei cani.

Io non sono la custode della mia casa.

Io non sono l’oggetto dei desideri di qualcuno.

Io non sono una leccaculo del capo.

Io non sono quella che se la tira da morire.

Io non sono quella che legge solo il giornale.

Io non sono quella che ascolta Gigi D’Alessio.

Io non sono ammaliata.

Io non sono seduttiva.

 

Io sono quello che sono. Coi miei pregi e difetti

Con le mie collere e le mie carezze

Con i miei sguardi lunghi e gli occhi espressivi.

Io sono quella che sono senza sapere cos’è

Io sono quella che si inventa ogni giorno

Per aderire a questa merdosa realtà

Io sono quella che sogna quando viaggia

Io sono quella che viaggia spesso per sognare.

Io sono quella col cuore dentro la valigia

Io sono quella col cuore tostato…

 

Ora lo sai… chi sono

Quindi… se ci sei, bene….

Altrimenti…

Non rompermi le palle…

Ah dimenticavo…

Io.. sono anche duretta… a volte..

Cià

scritto da palommellarossa | 21:50 | commenti (19) | Torna su


domenica, 13 febbraio 2005

 

DI TUTTO TE

Di tutto te

Grande, immenso, inviolato

Grattacielo dai mille piani..

 

Di tutto te,

vetta incontrollabile

dei miei pensieri..

 

Di tutto te,

cima assoluta che faceva

ombra al mio sole

 

Di tutto te……

non è rimasta

che una pallina di ferro

che rotola..rotola..

dentro al  mio cuore.

scritto da palommellarossa | 10:25 | commenti (19) | Torna su


venerdì, 11 febbraio 2005

 

Sam Valentino

Sam Valentino era un Killer.

Ma non era uno di quei killer pietosi, uno di quelli che guardano in faccia le proprie vittime, prima di piazzargli la canna della Luger in mezzo agli occhi. No, lui non guardava nulla e nessuno. Sparava dritto al cuore cercando di spappolarti l'atrio sinistro. Si proprio quel punto, quello dove risiede la bontà d'animo e la disponibilità verso gli altri. Sparava dritto il suo lucido proiettile rosso, laccato di fresco con lo smalto delle unghie di una vecchia maliarda che godeva della morte degli altri per acuire il senso identitario di sopravvivenza.

Sam Valentino era un Killer. Ti riportava alla mente quei frangenti merdosi che ancora lacrimavano di voglie e liquidi seminali. Ti aggrovigliava la pancia, ti stritolava le palle e ti deprimeva a morte.

Sam Valentino era un Killer. Non aveva pietà, anzi non sapeva neppure cos'era. Girava con un lungo impermeabile  verde scuro, sdrucito e senza bottoni.                                                                                                                            

Credo per rendere più facile l'estrazione del suo rinomato pistolone.                                                                                     

Il silenziatore era sempre avvitato alla canna. Quando il silenzio era d'oro un proiettile in bocca avrebbe fatto faville.

Sam Valentino non passava per la mia strada. No, lui non amava il mio senso di realtà.

Pur essendo un duro, nell'intimo gli sarebbe piaciuto scegliere di crogiolarsi tra cuscini rossi e fiocchi dorati. Se le sue mani dure e piene di tagli glielo avessero concesso, si sarebbe comprato un anello, un anello con l'onice nero e un piccolo diamante a far da buco.. in fronte.

Sam Valentino era un Killer, ti avrebbe rovinato la vita. Ti avrebbe condotto dentro la stanza rossa della passione e in sua presenza avresti dovuto "dargliela" si, dargliela la soddisfazione di cedere, di mollare, di appartenere. Avresti dovuto dargliela. Avresti dovuto prendere le carezze calde dell'ego, i cedimenti del corpo, i gemiti lussuriosi, i sospiri crescenti . Avresti dovuto prendere i proiettili velenosi della sua pistola che giorno dopo giorno ti avrebbero inquinato tutta. Salendo dai piedi lungo le vene e diramandosi per le arterie, ti avrebbe contaminato, avvelenato. Avrebbe deviato il tuo pensiero, diminuito la tua concentrazione e lento lento ti avrebbe mangiato la vita.

Si, lui l'avrebbe fatto. Sam Valentino era un Killer, non dimenticarlo, ed è per questo che IO... per TE... l'Ho UCCISO.

scritto da palommellarossa | 12:18 | commenti (12) | Torna su


giovedì, 10 febbraio 2005

 Almeno un po' di congruenza......

Anni e anni

contrabbandando la Tua specificità

la Tua unicità

Il Tuo essere sensibile, sottile, unico, irripetibile.

Anni e anni menandola a tutto il mondo

con il tuo modo di essere perfetto.

Le discussioni per un nulla.........

.... un tono usato con il cameriere,

.....una stretta di mano troppo lieve,

.....una parola detta senza sguardo.

E tutto questo per cosa, poi?

Si, per che cosa?

Per farmi conoscere la TUA perfezione......

Il VERO VERO te,

Il tuo Solo,..... Unico,.... Grande,.... Irraggiungibile....modo

di essere uno S T R O N Z O.

scritto da palommellarossa | 12:25 | commenti (11) | Torna su


martedì, 08 febbraio 2005

 

FORSE

 

 Forse ci sono cose

 nell’abisso di una donna

 non facili da dire,

 che non si possono esporre

 perchè si provano

 e basta.

 

 Ritrovamenti archeologici

 che restano intatti nei loro colori

 solo se non corrotti dall’aria

  di queste inutili parole.

scritto da palommellarossa | 11:42 | commenti (16) | Torna su


lunedì, 07 febbraio 2005


CARNEVALE????

scritto da palommellarossa | 17:27 | commenti (2) | Torna su
 

E adesso raccontami ancora come vi siete conosciuti. Si raccontalo ancora una volta quando tu e il nonno vi siete visti per la prima volta.

Ma si, io lo ricordo..tu eri alla finestra ti eri appena lavata  e i capelli. Avevi i capelli lunghissimi e neri, ondulati in fondo, e si, lo so, avevi gli occhi grigi e le ciglia lunghe e con acqua di Shu ti pettinavi i capelli. Solo che i tuoi capelli erano talmente lunghi che per pettinarli ti sporgevi fuori dalla finestra con capo chino. Si, lo ricordo, è stato con un piccolo movimento del pettine che hai urtato la bottiglietta di profumo sul davanzale e l'hai seguita coll'occhio di rovescio fino a vederla infrangersi sulla divisa di un giovane tenentino.

Ma si che lo so chi era il tenentino... era Francesco il nonno... certo, che paura che si dev'essere preso, mentre nella sua passeggiata mattutina, si è visto piombare addosso quella preziosa bottiglietta... col profumo da donna... poi, eh si, si sa.. allora le divise mica si lavavano tutte le settimane, e neppure le lavanderie esistevano ancora. Si, certo, c'era la lavandaia coi panni alla fontana, ogni quartiere ne aveva una... ma che bello scherzo, nonna. Ma ancor più bello lo scherzo del destino, si, perchè lui mica lo sapeva che ad alzare lo sguardo per maledirti e dirtene quattro... avrebbe incontrato i tuoi occhi e sarebbe rimasto perso e incantato.

Dì nonna, ma lui ti piaceva? L'avevi visto ancora? Dì la verità, l'hai fatto apposta. No?? Ma che semplice eri.. si certo, avevi sedicianni e sul tuo letto troneggiava ancora una bambola di porcellana rosa. Te l'avevano portata dall'America, con il battello che ci metteva sei mesi ad andare ed altri sei a tornare.

Su nonna, raccontami come sei rimasta quando dopo essere arrossita come un peperone, hai chiuso velocemente la finestra.

E rifammi la faccia che fece tuo padre quando il nonno il giorno dopo si presentò alla porta. Ridimmi le parole che disse a tuo padre chiedendo imbarazzato di poterti frequentare e declamando le sue serie intenzioni.

Mostrami come camminavi quando ti vennero a chiamare nel salotto buono di rappresentanza e mentre la cameriera serviva il rosolio nei bicchierini con le piccole rose incise sul vetro, tu lo guardavi per la prima volta da vicino  cogli occhi che non riuscivano a scendere sotto al suo cappello.

Ripetimi cosa hai provato mentre porgendoti una nuova bottiglietta di acqua di Shu ti ha sfiorato il polso con le dita, ed il sorriso, com'era? E i denti ed i suoi occhi? No, non mostrarmi la foto, dimmelo a parole, dimmi come l'hai visto li in quel primo istante, aveva i baffi il nonno, vero? Dei piccoli baffetti alla francese. Fammi il verso della faccia che fece quando alzando finalmente lo sguardo vide i tuoi occhi grigi da gattina. Lo hai stramortito con un solo cenno... ma come hai avuto il coraggio di guardarlo? Si, la prima cosa che vedesti furono i suoi denti bianchi e perfetti e poi distogliesti subito lo sguardo per rivolgerlo alle mostrine di tenente.

Raccontami nonna.... della prima uscita col nonno, e naturalmente con la zia Esterina a far da chaperon, ti ha portato ai giardini? A passeggiare per via Caracciolo? Avete preso un babà... ma c'era il rhum ai tuoi tempi? E che sapore ha il rhum nonna, è vero che pizzica il naso?

E ancora dimmi, come ci sei rimasta quando due giorni dopo si è presentato a chiedere a tuo padre la tua mano... si nonna, quando ti hanno chiamato per dirti che t'avevano fatto fidanzata. .... nonna, dai mostrami il merletto del vestito celeste che indossavi quel giorno....

nonna.... nonna.... raccontami....

scritto da palommellarossa | 03:00 | commenti (8) | Torna su


sabato, 05 febbraio 2005

scritto da palommellarossa | 16:24 | commenti (5) | Torna su


venerdì, 04 febbraio 2005

 

 Castello di Praga

Perchè no...Praga???

Rientro dalla prenotazione di un viaggio. Un viaggio nelle vacanze di Pasqua.

Come sempre in queste occasioni l'immaginazione è già partita ed anche senza valigie.

Ma si, guarderò i fiori del Giardino del Castello di Praga, osserverò i colori dell'inverno

cercando di percepire gli odori addormentati dalla bruma.

Ma si guarderò con occhi adoranti la Moldava cercando di rubare angoli nascosti e piccoli scorci panoramici,

e, soprattutto cerchero di comprendere come la luce bacia l'acqua del fiume. Come si posa, come si adagia.

Cercherò i vecchi nomi delle case, forse coperti dalle vernici più recenti, e ascolterò il loro suono ripetendolo

mille e una volta finchè io stessa non risuoni di quel nomi.

In una superficie ristretta raccoglierò con un solo sguardo molteplicità architettoniche e colori pastello

armonizzati e riconoscerò gli stili ad uno ad uno ripassando vecchi libri d'architettura.

- "Questo è gotico, questo è barocco, primo rinascimento... rococò???"-

Entrerò nei vicoli di Staré Masto a cercare insegne effigi impresse sulle lamiere.

Percorrerò la Nerudova dirigendomi verso il Castello ma solo per guardare giù,

solo per contare ii sedici ponti della città ed abbracciarli tutti in uno slancio solo...

Farò di tutto per declamare convinta la frase che Borges le ha dedicato

"La città vive in me come un poema che non m'è riuscito di fissare in parole".

Si, è deciso... lo farò.

scritto da palommellarossa | 12:39 | commenti (12) | Torna su


martedì, 01 febbraio 2005

Fatti di Carne da Macello

Quando con le lunghe dita sporche di sangue,

del mio sangue,

scavavi dentro di me in cerca della mia anima,

Io tacevo e facevo gli occhi tristi.

Quando non permettevi al mio pensiero

di distrarsi per un attimo solo dalla tua luce,

io tacevo e ti mettevo al centro.

Quando mi raccontavi balle così spropositate

da sembrare elefanti volanti

io credevo, perchè è così che ho imparato ad amare.

Quando il tuo amore è diventato violenza

ed il tuo cuore putrido è marcito

li, dentro al tuo petto,

Io ho taciuto ed ho atteso.

Ho atteso di dimenticare,

di cancellare, di detestare

e questo colore rosso

ha annebbiato la mia vista.

Rossi i tetti delle case, rosso il mare

Rossi gli uccelli e rosse le giornate.

Rosso il mio mondo,

forte cupo e violento

come il sangue rappreso

che segna le rughe

della tua mano

che implacabile scava scava e scava

sempre dentro di me.

scritto da palommellarossa | 19:07 | commenti (22) | Torna su