
Questa vena rossa del mio sangue
piano piano si asciuga ed io la guardo
mentre il torrente non ha più acqua.
I sogni dormono cullati dal silenzio
e l'animo riposa nel limbo del nulla.

auguri pasquali
alla mia cara amica, a colei che ha gettato il mio numero privato in chat, come fosse verdura ammuffita al mercato.... tanti auguri, cara e che possa venirti un occhio di pernice per ogni falsità che hai detto questo anno.
al mio amico di lettera, che è sempre sgarbato e poco gentile, nonostante scriva cose meravigliose e passi sensibili sui suoi post..... tanti auguri, caro e che ti venga il crampo dello scrittore allo stomaco.
ai lettori "inconsapevoli" a coloro che senza comprendere nulla, continuano a frequentare queste pagine a caccia di un commento, tanti auguri cari, e che possiate prendere una indigestione da cioccolata.
all'amore indigesto, quello di cui senti solo la mancanza e l'assenza, quello che ti fa soffrire sempre e comunque, perchè è il solo vestito che sa indossare, tanti auguri, caro e che ti venga un blocco proprio lì, dove il sole non batte.
al lavoro perenne, assillante costante, scocciante e ripetitivo, tanti auguri, caro e che ti venga un colpo di creatività e ti risollevi da terra.
alla vita puttana che ti porta dove vuole e che poi improvvisamente ti molla, proprio in mezzo alla strada, tanti auguri cara e che tu possa trovare un ponte da attraversare che diluisca il cammino.
alla morte paurosa che da dietro la porta legge e detta le sue regole, tanti auguri cara e che tu possa starmi lontana, lontana, lontana come un puntino sospeso in un mare in tempesta.
alla fine di un inverno senza tempo nè voglia..... a una primavera che arriva... a nuove premesse da mettere insieme.... tanti auguri cari, senza alcun regalo che non sia questa voglia grande e incomparabile di VIVERE ancora.
voglio innamorarmi
purtroppo non ne ho il tempo.
Tra una valigia e una borsa da viaggio
tra una lavatrice e una stiratrice..
pensavo..
"Voglio innamorarmi, purtroppo non ne ho il tempo".

una piccolissima apparizione, sempre con le valigie in mano.
Occhi perduti in un cielo che non cambia mai colore.
Vento che sferza le ossa
e nel cuore la gioia, l'immensa gioia di andare...
persa nei miei pensieri mi ritrovo
con un caffe' in mano
a credere fermamente
che non mi manca nulla.
Baci

PALOMMELLA è PARTITA
TUUUUUUUUUU tuuuuuuuuuuuuuuu
risponde la segreteria bloggofonica di Palommellarossa
cortesemente lasciate un messaggio.
Verrete contattati non appena possibile.
(orario apertura Internet Point.)
Grazie. ciussssssssssssssss

Quando la morte regala la vita.
Aveva brillantemente portato a termine il suo compito.
Era soddisfatto, adesso che aveva la donna accanto a se nella macchina.
La strada era lunga e piena di pericoli, ma ormai erano fuori.
Si incominciavano a leggere i cartelli con la scritta aeroporto in arabo.
Si, la missione poteva dirsi quasi conclusa.
Con un po’ di fortuna, avrebbe potuto rivedere sua moglie e i ragazzi, già l’indomani mattina.
Lungo il tragitto non poteva fare a meno di osservare gli occhi di quella donna che gli sedeva accanto. Erano occhi pieni di terrore, con lampi veloci che sprizzavano ancora ad ogni più piccolo sussulto, rumore.
Era una donna piccola e nervosa, non smetteva di contorcersi le mani e il suo viso era pallido e piccolo, incastonato tra i capelli, come una castagna in un riccio.
Da un mese, non sapeva più cosa voleva dire riposo,
quante volte aveva osservato la foto di quella piccola donna che gli sedeva accanto. E lui, come un randagio, traccia dopo traccia, era riuscito a stanarla e a portarla fuori da quel grosso casino nel quale era incappata.
Quella piccola donna teneva sospeso il respiro di tutta Italia. Ordini perentori, grossi pezzi da novanta e alte poltrone gli avevano dato carta bianca. E lui, ligio al dovere, s’era messo in gioco, ancora una volta. Aveva ripreso le orme, quelle che lo avevano portato dalle due Simone, e passo dopo passo, era riuscito a ritrovarla. Ed ora era lì accanto a lui.
La strada per l’aeroporto gli faceva sentire odore di casa, cibo di casa e braccia affettuose ad attenderlo.
Si, la sua mente era abituata a questi sbalzi tra ipotesi e presente, anzi li usava spesso, nei momenti di maggiore tensione, come si usa un rifugio sicuro per passarvi la notte. Era lì che si rifugiava nei momenti di paura, nella sua poltrona, alla sua tavola, sul suo divano. Ed ora, quel divano, dove tante volte si era rifugiato con la mente, ora, diveniva vicino, incredibilmente prossimo.
Sarebbe stata una festa, una grande festa, le pacche sulle spalle dei colleghi che sapevano, le telefonate di complimenti dei grossi papaveri, e qualche telefonata affettuosa degli amici speciali.
Un’altra storia da raccontare, portata a buon fine. Un po’ di riposo per rilassare i nervi tesi degli ultimi giorni, e poi di nuovo in ballo e chissà in che ballo.
Ma, un attimo, cosa c’è sulla strada? Lì, in fondo alla via, vicino al muretto? C’è gente, chi saranno? Forse nemici, forse un altro pericolo… allungava gli occhi per cercare di distinguere meglio, e..grazie a Dio distingueva le divise degli alleati. Il cuore respirava di nuovo, si muoveva, -"sono amici" -, l’ultimo avamposto prima dell’aeroporto, amici.
-“Giuliana, non preoccuparti, sono amici, forse ci scorteranno addirittura, per i pochi chilometri che mancano, fino all’aeroporto. Sicuramente li avranno avvertiti che passiamo adesso, vedrai non ci fermeranno neppure.”-
-“non aver paura Giuliana, vedrai, tutto andrà bene”-
Ma che fanno?
Sparano…
Giuliana buttati giù, accucciati, ti copro io, non aver paura…………………….
Duecento colpi di mitra dopo.
Solo il silenzio.
La macchina viene fermata. Il guidatore mostra i documenti, lo lasciano proseguire, adesso.
La macchina continua la sua corsa.
Ma Nicola non c’è più. La sua testa è colpita da un proiettile, uno solo. Un grosso foro aperto sulla cranio… da cui escono aspettative e speranze.
Morto per sempre sulla via della salvezza.

mi sdraio sul foglio...
non ho fretta. Mi adagio.
Cuscino di sogni morbido di piume ed irto di spilli.
Mi adagio sul foglio
come note su uno spartito di musica dodecafonica.
Le idee chiamate a raccolta
si spintonano per entrare
tocca a me, come sempre, ordinarle e cacciarne qualcuna.
Mi sdraio senza abiti e senza orpelli
per quella che sono, con quello che ho.
Butto giù quel che passa senza pensarci troppo,
parole impigliate tra ciglia intrecciate,
pezzi di sogni scombinati e contorti,
ciambelle mancate
e manciate di rose, si.....rose.
Pezzi di vetro, ogni tanto
attendono immobili che un raggio incauto di sole
li faccia brillare ancora ed ancora.

Parafrasando Greenaway
Il gioco “Voli di fantasia” o “spogliarello al contrario saltato”
si svolge partendo dal punto più alto in cui il concorrente si sente di saltare.
Ci si pone nudi sul davanzale della finestra
E ci si tuffa a testa in giù.
Se si sopravvive, si torna su e si indossa un capo d’abbigliamento. Un solo capo d’abbigliamento.
Ci si ripone sul davanzale della finestra
E ci si rituffa a testa in giù.
Obiettivo del gioco è vedere per quante volte si riesce a buttarsi giù,
chiaramente, prima di morire.
Il gioco dei “Castelli di carte all’alba”
Consiste nel sovrapporre le une alle altre 52 carte da gioco
In uno spazio non esposto a correnti d’aria.
Il giocatore può terminare il gioco nelle notti successive
Purchè si svegli prima che il castello crolli.
I giocatori che si augurano di sognare storie d’amore
Costruiscono il loro castello con il sette di cuori.
Nel gioco della “Presa della Morte”
Se un giocatore lascia cadere un birillo
È obbligato a subire una serie di handicap.
Prima dovrà afferrare il birillo con una mano sola,
poi afferrarlo mettendo un ginocchio per terra,
poi con tutti e due,
poi dovrà chiudere un occhio.
Infine se un giocatore manca la presa dovrà chiudere entrambi gli occhi.
Quando viene escluso dal gioco dovrà prendere posto nel sudario.
(Giochi nell’acqua – Drowning by Numbers) Peter Greenaway

MANCO A ME STESSA
non c'è nessuno
in questa vita. Assolutamente nessuno.
Mi sento come una gocciolina di acqua Lete
urlo dentro questo specchio bianco del foglio
dove mi sdraio spesso coi miei pensieri.
Ma non c'è nessuno. Assolutamente nessuno.
Il vuoto intorno. Ma chi l'ha fatto??
Sono stata io? Sei stato tu?
Il vuoto, è la mia casa. Il mio attuale domicilio.
Vergogna? Perchè dovrei avere vergogna?
Preferisco ammettere e cercare di cambiare
che mentirmi e mantenere la situazione.
Non c'è nessuno..... assolutamente nessuno
... forse neppure io.

chi sei...chi sono...
Io non conosco questo sguardo sicuro che possiedi
Quando con mano sicura afferri il mio braccio e mi dici “andiamo”.
Io non conosco questa espressione che hanno i tuoi occhi
Mentre con voce perentoria mi ordini “andiamo”.
Io non conosco questi tuoi passi larghi
Che si muovono nella direzione che hai scelto per noi.
Io non conosco questa tua bocca a ventosa
Che si attacca a succhiarmi tutto.
Questi tuoi occhi bianchi, persi nella tua mente
Questi gemiti che modula la tua voce
Queste mani dure e grandi
Che mi cercano sempre.
Io non conosco.
Non riconosco.
Ma sorrido, si, dentro di me, sorrido
Pensando che neppure tu
Si, neanche tu,
conosci la mia forza
che, diversamente dalla tua
T A C E
Perché sa dov’è.