Incontri notturni
(Viaggio nella foresta nera)
La macchina andava veloce. La notte era scura e senza luna.
Solo i fari della macchina e qualche riflesso sul vetro tra lei e il resto del mondo.
Nell'abitacolo fumo di mille sigarette e musica blue note.
La riga bianca dell'autostrada la ipnotizzava. Occhi inchiodati al parabrezza per scrutare nel buio ogni imperfezione dell'asfalto.
Quand'ecco lo sguardo si puntò su un piccolo punto sul vetro. Un punto differente da tutti gli altri.
Gli altri erano chiazze sbiadite, giallognole e rosse. Piccoli splat sul parabrezza, disegni di macchie di Rochas a tre colori, astratte crudeltà di un impatto indolore per lei.
Quella piccola macchiolina. NO.
Lei era speciale. Aveva un che di agile, di mobile, di modificabile.
Fermò la macchina. La foresta nera tedesca girava intorno come la bolla di una pallina con la neve.
Prese la torcia e la diresse sul cruscotto da fuori, lasciandosi pungere dall'aria umida della notte.
Cercava con accanimento quella piccola macchia e alla fine la scorse.
La guardò con attenzione ed inforcò gli occhiali da vicino per poterla meglio osservare.
Era un ragno.
Un piccolo minuscolo, tenacissimo ragno.
Con una finissima tela si era legato al bordo del vetro e da lì orientava il suo movimento lasciandosi andare e tornando indietro, cedendo e tenendo duro.
Lo guardò smarrita.
Lei tornò nell'abitacolo e iniziò a comprendere.
Il suo passato la lasciava andare. La lasciava correre, avanti e indietro, a destra e a manca. Ma un filo invisibile. Una micidiale bava d'acciaio rendeva impossibile separarsi da lui.
Lei tirava il filo, il vento cercava di schiacciarlo, la velocità e il freddo tentavano di sfinirlo, ma lui, quel ragno bastardo, giocava all'altalena e in fondo in fondo sicuramente rideva di lei, e rideva forte.
Lo guardò ancora una volta e prima di sbattere lo sportello decise che tanta tenacia meritava che lo lasciasse vivere.