Sono stata a trovare gli amici




La mostra era li.
Sapevo che ci sarei andata, ma non avevo deciso quando.
Non volevo decidere nulla. Volevo sentire di avere, dentro di me, quella voglia di passeggiare in silenzio rubando con gli occhi tutto ciò che era possibile e in barba alle mille guardiane con l'aria da kapò che controllavano agitatissime.
La mostra era lì, come un amante che attende. Come un caro amico da rivedere. Come qualcosa che c'è ed è dentro di te e che puoi andare a trovare quando vuoi.
Così oggi, sono entrata pian piano, stando attenta ai miei passi rumorosi, adoro il rimbombare dei tacchi nelle sale alte, e ho camminato lasciando a casa la testa.
Ho camminato nella gioia grande dei colori e dei tratti.
Ho volato con gli angeli di Chagal, ho fantasticato con Licini e le sue minuscole tele, mi sono adagiata sulle mezze tinte di Carrà e mi sono addormentata da sveglia.
Ho sognato di vedute assolate nelle giornate estive, di paesaggi reali che si colorano di sfumature magiche, fluida come una barca sull'acqua sotto architetture dense che creavano ombre forti per proiezioni di oggetti semplici semplici.
Mi son ripresa dalla staticità che mi aveva contagiata e ho corso, corso, corso mentre mille colori invocavano una carezza dai miei occhi.
Fantasticooooooooooooooooooooooooooo

potessi dire.....
Ciò che più amavo di te,
era la tua timidezza, il tuo riserbo...
la tua risata schietta,
il suo fragore.
potessi dire.....
ciò che più odio di te
è la menzogna e le mezze verità.
Il tuo carattere chiuso e la tua poca
capacita di modificarti.
Potessi dire.....
che ti vorrei ancora..
probabilmente lo direi
ma mentirei a me stessa
e non sono abituata a farlo.
In un mattino dalla luce azzurra
per le continue sbattiture di un sole dispettoso,
tra muri bianco calce e il cielo terso,
ho incontrato una casa che mi ha fatto pensare d'essere una nave.

c'era un galletto sul tetto che s'agitava al vento.
C'era un galletto che credevo vero.
Ho dovuto morderlo fino in fondo
per rendermi conto effettivamente
ch'era di latta, e non della migliore.

A.A.A. Disperazione cercasi
Ma dov'è finita la disperazione che c'era nei miei occhi?
Quel senso di assenza e vuoto che mi copriva le giornate?
Quell'ansia compatta che a nuvole dense mi sbatteva dentro?
E quelle parole, quelle tante domande,
e quelle interminabili notti di vuoto?
Quegli scritti amari, pieni di rancore e quelle macchie nella mia anima?
Ma dove sono finiti i pianti e le lacrime?
Non li trovo più...
a volte mi mancano...
erano una ragione, facevano " identità".....
e adesso??? Cosa mi invento???

Essere scelti
Essere scelti è bello.
Molto bello.
E' molto differente che "capitare".
E' la determinazione di una decisione forte e motivata.
E' la strada che ci voleva al momento giusto.
E' il riconoscimento di un percorso che si incrocia.
Capitare, è un evento determinato dal destino,
non obbliga a scelte o riflessioni.
"Capito qui ", come passavo da qui,
come una gallina che non sa dove fare l'uovo..
si passa e lo si deposita dove capita.
Il nido, è una scelta, ed è tutta da un'altra parte.
La ragazza con gli occhi nel vuoto
danza in punta di piedi arcuando il suo corpo.
La ragazza coi lunghi capelli
nasconde i segreti sotto i ricci confusi.
La ragazza con gli occhi accesi
balla da sola davanti allo specchio.
La ragazza col sottanino di seta
ha i pizzi ricamati sulla pelle.
La ragazza con l’amore che vola
Indossa sandali con suole di ferro.
La ragazza con l’ imprudenza sulla labbra,
modula la voce.
La ragazza con le unghie laccate
Accarezza sogni da slacciare all’alba.
La ragazza con le idee colorate
sa che sbiadiscono al sole.
La ragazza con i sogni nel cassetto
Non trova più la chiave.
La ragazza che mangiava il mondo
Non digerisce l’anguria.
Ma danza…. danza… danza… ancora
Dentro al mio cuore.

Questo è il momento dell'anno che corrisponde realmente a un nuovo inizio.
Ci si predispone mentalmente ad una lunga attesa, alla preparazione di un volo di lavoro che poco spazio lascerà alla mente per espandersi in libertà.
E' facile che in questo periodo ci si muova come il gambero. Tornando indietro col pensiero, e a volte, anche coi sentimenti, a cose vecchie e spente, su cui avevamo deciso di non scommettere più.
E' come rifare gli armadi. Rispolverare e lasciar respirare la "roba", predisporla e rimetterla nelle grucce. Non è detto, comunque che la indosseremo ancora, ma si sente la necessità di rivederla, di riordinarla.
Si, è così. E sono sicura di non essere la sola a far bilanci e "ripassare" la mia roba.
Mi piacerebbe esser capace di gettare tutto alle ortiche. Ma in me è come se il senso del passato fosse strettamente connesso e colluso col presente e col futuro.
Va bene, riordineremo ancora..... in attesa di predisporre nuove difese e nuove protezioni..... chissà che tarme affamate ritroveremo lì fuori.
IO non conosco questo sguardo sicuro che possiedi
Quando con mano sicura afferri il mio braccio e mi dici “andiamo”.
Io non conosco questa espressione che hanno i tuoi occhi
Mentre con voce perentoria mi ordini “usciamo”.
Io non conosco questi tuoi passi larghi
Che si muovono nella direzione che hai scelto per noi.
Io non conosco questa tua bocca a ventosa
Che si attacca a succhiarmi tutto.
Questi tuoi occhi bianchi, persi nella tua mente
Questi gemiti che modula la tua voce
Queste mani dure e grandi
Che mi cercano sempre.
Io non conosco.
Non riconosco.
Ma sorrido, si, dentro di me, sorrido
Pensando che neppure tu
Si, neanche tu,
conosci la mia forza
che, diversamente dalla tua
T A C E
Perché sa dov’è.