De Tarczal

Tra le vigne De Tarczal un raggio di sole
fende la foschia e oltrepassa i gialli invernali.
Ci sorprende a rincorrerci
Nel gioco della felicità.
Tu cerchi di afferrarmi
Ed io scappo.. ridendo.
Sfuggo al tuo pensiero
e alle mille domande
che non ti permetto di farmi.
Sfuggo al tuo amore
così costante e devoto.
Ai miei silenzi sorridenti
che son le tue risposte.
Tra i mille fruscii
Di un tetto di foglie
Trapassato di netto
Da un raggio di sole.
Tra acini ribelli
E cirri arrotolati,
come noi sull'erba,
morbida sotto le vigne,
plasmabile al desiderio,
io riconosco i tuoi occhi azzurri
che sono da sempre
i colori del mio mondo
e i confini della mia vita.


SE.. SE.. DOMANI
Impelagata in una discussione politica in cui non volevo entrare, con persone che non volevo incontrare in situazioni in cui non volevo stare, approdo solo adesso in un sereno nulla in cui posso disbrigliare la mente.
E' incredibile, pensavo tra me e me, come l'ignoranza sia sempre incinta. E' pazzesco come il qualunquismo sia sempre pronto ad afferrare tutte le scontentezze di questo mondo e a mettergli addosso il vestito del nulla.
Parlavo con un precario, incazzato, arrabbiato e non troppo intelligente, neppure informato, in verità. Parlava di soldi, di contratti che non vengono mai firmati, della svalutazione della sua laurea, (che qui non vale un cavolo secco) del fatto che è stato costretto a venire al nord per poter lavorare nella scuola.
E che al nord la casa gli costa quasi come tutto lo stipendio. E che la vita è troppo cara e non riesce a comprarsi neppure un paio di scarpe. E che la riforma Moratti fa schifo e gli taglierà anche delle ore. E che per andare al sud deve prendere la Salerno Reggio Calabria che è peggio che andare all'inferno.
E che al sud i soldi li hanno solo investiti nel privato e non nel terziario avanzato. E che la situazione al sud peggiora di giorno in giorno. E che i mafiosi collusi con il potere politico comprano i voti nei quartieri poveri. E che al sud va avanti solo chi è potente e chi non è nessuno è costretto ad emigrare. E che negli ultimi anni i poveri sono diventati ancora più poveri.
E che i politici sono tutti ladri e dovrebbero restituire gli stipendi. E che se questo governo ci ha rovinato, ci rovinerà anche il prossimo governo, chiunque vada al potere. E che lui non va a votare perchè fanno tutti schifo. E che lui si costruisce tutto solo con le sue mani. E che la vera cultura è solo quella meridionale. E che non ha mai incontrato persone mafiose e che la mafia è una barzelletta messa in giro dai comunisti. E che la questione meridionale non è mai esistita ed è stata solo una scusa per lasciare indietro il Sud. E che l'unico che ha pensato al Sud è stato questo Governo che voleva fare il Ponte.
E che gli ospedali al sud non funzionano perchè ci sono le camarille dei baroni della medicina. E che i poveri son sempre più poveri. E che la gente non ce la fa più ad arrivare al 20 del mese. E che i ricchi son sempre più ricchi e tutte le leggi sono a loro favore. E che l'evasione fiscale dei grandi possidenti e latifondisti è sempre più giustificata, visto che non ricevono nulla in cambio dallo stato, per il gran lavoro che danno. E che i conti dello stato non si devono presentare fino al giorno prima delle elezioni. E che questo governo ha fatto male ma se casca il prossimo governo farà peggio...
ecco a questo punto io ho sorriso
mi è venuto un gran sorriso a 45 denti
perchè ho pensato che certa gente
si, proprio quella che ha preso più calci nel culo di tutti,
quella che nonostante si sia mangiata per la fame che aveva, anche le fette di prosciutto che teneva sugli occhi,
quella che nonostante l'abbiano bisfrattata, strattonata, resa un cumulo di niente,
ancora vuole NON VEDERE,
ecco... quella gente, un Berlusconi Bis se lo meriterebbe davvero!
Il problema??? Il problema è che NOI INVECE NO!

Festeggiare il ritorno di un amico
che era sparito solo per un istante, è una festa bellissima e per due motivi.
1) Perchè i tempi sono stati abbastanza brevi
2) Perchè col suo grande cuore ha compreso quale dispiacere e disagio avrebbe provocato in noi, suoi amici lettori.
Questo è il senso della famiglia Blog, una famiglia di persone in cerca di comunicazione e di posti dove appendere pensieri che altrove sarebbero pesanti e inopportuni.
Questo è il senso dell'amicizia che si muove sempre per sostenere, ascoltare, vigilare che tutto resti in un armonico disordine.
Si se esiste un disordine pieno di armonia è qui nei blog.
Il blog si muove alla velocità delle nostre teste, delle nostre emozioni. Si scalda e si raffredda a seconda della nostra lettura della realtà.
Spia puntuale e precisa di un malessere/benessere diffuso. Inconfessabile vetrina di ego in cui ci misuriamo in eroismi positivi e negativi.
Il blog, quanto tempo che non ne parlavo... forse lo davo per scontato, per assodato.
Il blog è la casa da cui fuggire ma è anche il luogo dove tornare,
è un pensiero a voce alta,
è rubare un altro punto di vista,
è fregare la tua visione ed attaccarmela addosso,
è lasciare l'impronta dentro di te, senza che a volte, neppure tu te ne accorga.
Il blog è comunicazione, ed anche incomunicabilità
è il guizzo di un pensiero e la piattezza assoluta.
E' il segnale di un "dove eravamo" che si connette col "dove siamo".
Il blog è il senso di una collettività aggiunta.
Il blog sono io, ed io qui dentro, sono un NOI.
Ben pensata Vladimir!!!!
Noi con l'orologio biologico perfetto
che ci sveglia alle sette puntuale la mattina,
che la sera ci fa reclinare la testa
come gli uccelli sulla rastrelliera,
Noi che nell'auto alla mattina combattiamo ancora
con i sogni della notte senza nessun gusto di caffè
che tenga compagnia alle papille.
Noi che viviamo a tutto pieno
riempiendo di significato anche il saluto del tabaccaio
mentre godiamo della prima sigaretta e del catarro mattutino.
Noi che in un recente passato
avevamo timore di uno spazio libero, aperto,
da cui fuggire per non essere preda di autotorturanti pensieri.
Noi, sempre con le valigie pronte sotto al letto
con il senso di fuga nel cassetto
e qualche biglietto aereo ryanair
per fuggire in paesi non abitati
ancora e sempre da noi stessi. Noi respiriamo ora fermi,
immobili, l'aria ferma di un giorno che non fa più paura
Dovrei dirti qualcosa, foglio

Dovrei dirti qualcosa foglio,
qualcosa che abbia il mio gusto, il mio sapore e l'odore leggero di questi giorni ripieni di nulla.
Tengo i miei pensieri compressi in formato winzip, ogni tanto ne sbrodolo qualcuno, ma non ha gambe e non riesce a compiere la strada.
Tutto è frammentato e spezzettato. Vorrei essere dappertutto e non andare da nessuna parte.
Questa primavera mi fa tirare il collo, spio il suo arrivo, ma tarda .
Più tempo libero ho e più lo spreco,
l'inedia mi divora, a volte, fa di me bocconi succulenti.
Riesco a passare le ore nell'alternanze tra pc e letto. Musica a palla e il nulla in testa.
L'obiettivo è raggiunto quando alla fine della giornata posso constatare che non c'è stata neppure la visita di un pensiero.
Raramente riesco, ma quando accade lo considero come le Nozze di Cana, come il miracolo dei Pani e dei Pesci
e, se esiste entità divina,
io credo che abiti lì,
NELL'ASSENZA TOTALE DI PENSIERO.
La fandonia del tempo e dell'amore
Ognuno è portatore del suo messaggio, del suo stato d’animo, delle sue opinioni e del suo modo di “sentire la vita”.
Non esiste la scala pokerata dei sentimenti.
Alcuni di noi sono portatori sani, altri sono malati da tempo ed altri ancora sono in convalescenza.
Quanto durano le convalescenze? Chi può dirlo!
Nessun medico, neppure il più bravo conosce l’esatto tempo in cui si negativizzerà l’antigene.
Succederà, prima o poi, capiterà per caso o per accanimento.
Arriverà un bel giorno, in cui, si fosse anche pieno inverno, si sentirà nell’aria un brivido di primavera.
Succederà.
Non ci sono formule e neppure partite doppie nei sentimenti.
Siamo unici, irripetibili.
Ognuno sente con le proprie antenne quello che sente, difficile consolare, impossibile prendere la medicina o dispensare ricette.
Le cure sono individuali. Ogni paziente ha la propria chimica nel sangue e da solo creerà le premesse per la guarigione.
Il tempo… ma quando mai il tempo ha cambiato qualcosa?
Quando ha guarito ferite o rattoppato gli strappi?
Il tempo, è una fandonia inventata ad arte. E’ una vecchia puttana che ti attende per tagliarti le gambe, è il volo rapido di un uccello che passa o quella coda di pesce che saetta un istante fuori dall’acqua. Il tempo, è un concetto astratto.
Solo io conosco il mio tempo, soltanto io so quanto dura un giorno e quanto un anno… soltanto io conosco questo giorno che dura un secolo e non muore mai o che vola veloce che neppure t’accorgi che sei già andato oltre.
Il tempo come l’amore, come la tristezza, come la gioia, come la morte,
il tempo va semplicemente vissuto da ognuno…
col suo tempo.
ed ora dimmi...........

Ed ora dimmi,
adesso che hai buttato alle ortiche la mia vita,
adesso che hai corso in lungo e in largo tutte le sette leghe della tua città.
Ed ora dimmi
Se ti senti felice, se ti senti appagato
Se hai risolto il tuo mondo ed hai finalmente in mano tutte le carte di te stesso.
E ora dimmi,
che non ti torna in mente il mio sorriso triste
con il pacco d’accompagnamento
di tutto il male inutile che mi hai imposto.
Ed ora dimmi
A cosa ti è servito essere crudele con me
Quanto il vento ha cambiato giro,
avvolgendomi in carta pacco di menzogna
Ed ora dimmi
Con quale coscienza e credibilità in te stesso
Ti avvii spensierato e contento
Verso l’altare
Dove un’ altra inconsapevole donna
Gira l’anello nell’attesa.
L'8 Marzo a modo mio.

Sento una piccola contraddizione, anzi tante contraddizioni in questo giorno, vorrei provare a mettere sul foglio 4 idee che sciogliessero i miei nodi.
Da tanto tempo, l'8 marzo rappresenta il giorno in cui il mondo si ferma e tenta di leggere la realtà con occhi di donna.
Da tanto tempo, credo fin da quando la festa della donna fu istitutita, la sensazione di "possedere un giorno tutto mio", per riflettere o rivedere i passi della posizione femminile e confrontarli con il mio personale percorso, questo giorno è stato un'occasione per rivedermi come donna, per rianalizzare i percorsi del movimento femminile e per fare il punto sulla situazione della donna in Italia e nel mondo.
Dalle prime feste per l'8 marzo delle femministe in Piazza Farnese a Roma, correvano gli spensierati anni 80-90, il senso è sempre stato il medesimo, anche se differenti sono stati gli strumenti e le parole guida del movimento. Dalla contrapposizione sessista e chiusa del movimento, all'accettazione delle differenze e all'accoglienza del mondo maschile, in verità solo di una piccola parte del mondo maschile ad un periodo di quasi non senso della festa della donna ad oggi . Serve forse fare una piccola riflessione sull'evoluzione e sui cambiamenti.
All'inizio il movimento era chiuso e raccolto. Le parole d'ordine ruotavano intorno ai collettivi femministi e alle parole aborto e autogestione del corpo.
"Io sono mia" era lo slogan di quel periodo, alla rivendicazione di una proprietà di se stesse, all'autogestione di un modo di essere Donna, che fino a quel punto era sempre stato gestito dai perbenismi all'interno delle strutture, famiglia, chiesa, benpensantismo, borghesia. Il ruolo della donna da sempre gestito ad uso strumentale dalla società maschilista, la figura della donna inchiodata alla croce degli stereotipi maschili più biechi (strumento sessuale, proprietà maschile, appendice familiare). Manifestazione dopo manifestazione le donne hanno fatto il loro cammino, mano nella mano, madri e figlie unite nelle rivendicazioni di un abbandono di una visione culturale per la creazione e la nascita di una nuova visione personale e politica.
Mano nella mano se n'è fatta di strada nelle rivendicazioni femminili nel mondo del lavoro, nel mondo del diritto, nel mondo della parità e della difesa della libertà della donna.
Ci siamo liberate da padri ossessivi, da fidanzati morbosi, da mariti padroni e da padroni che volevano usurpare altri ruoli. E' stato un cammino lento e veloce nello stesso tempo, un cammino fatto per le strade del mondo ma anche e soprattutto nella mente degli uomini. La strada si è tracciata così, lentamente e giorno dopo giorno, a partire dalle piccole modifiche legislative a raggiungere cambiamenti di costume e mentalità. Lentamente la cultura, da sempre maschilista, ha iniziato a guardare le donne con occhi e sguardi di donna. Ha iniziato a comprendere che accanto alla cultura del potere e del portafoglio, esisteva da sempre un'altra cultura forse più incline ai sentimenti e al sociale, forse più dedita alla comprensione dell'interezza della figura umana che più legata agli stereotipi di una società borghese in senso apparente. In questo percorso le donne hanno condotto anche gli uomini e il vero miracolo è stato il modificare atteggiamenti culturali e mentali, che, grazie a Dio, oggi come oggi albergano sempre meno nella struttura mentale di gran parte della società.
Le parole "donna poco perbene o puttana" si sono allegerite di quei sensi di pregiudizio profondo o di inavvicinabilità. Si è in parole povere, sciolto uno stereotipo sciocco e pesante che voleva vedere nelle scelte personali ed individuali di una donna un senso di poca affidabilità verso la persona.
Passo dopo passo, abbiamo visto piccole modifiche di ruolo. Gli uomini nei supermercati o uomini con le carrozzine. Uomini che aiutano nelle faccende domestiche e uomini splendidi papà, confidenti e amici.
Oggi. Adesso che questo duro lavoro sembrava portato a termine, dopo aver assistito persino alla nascita di donne manager o donne in carriera ( in verità per molti versi anche peggio degli uomini, perchè più determinate e più dotate di intelligenze multiple), oggi giorno in cui l'8 marzo è anche diventato il giorno in cui andare con le amiche ad assistere agli spogliarelli maschili o il giorno in cui rivalutare l'acquisizione della propria libertà sessuale, oggi io non mi ritrovo più.
Non mi ritrovo in questa donna-uomo per i cui diritti ho combattuto. Non mi ritrovo in questa donna -uomo che usa o che gode nel mostrare il proprio potere, anche sessuale. Non mi ritrovo in tutte quelle donne che hanno usato la loro emancipazione all'unico scopo di copiare ed incollarsi addosso modelli maschili. Non mi ritrovo in queste donne che hanno dimenticato a casa sensibilità e valori affettivi per sposare interesse e status sociale. Non mi ritrovo in queste dirigenti in carriera che hanno dimenticato a casa il cuore per afferrare il lap top. Non mi ritrovo in queste donne che strisciano nelle connivenze col potere e che tollerano tutto per il loro individuale successo. Non mi ritrovo in queste donne che usano il loro potere per sedurre ed acchiappare uomini sempre più in fuga e sempre più in difensiva. Non mi ritrovo in questa nuova giurisprudenza che giudica una violenza su una donna non vergine di minore entità rispetto alla violenza di una donna vergine, come se la violenza fosse solo nell'atto e come se la verginità fosse un bene di mercato. Non mi ritrovo nella visione della sessualità e del sesso che offre la chiesa e non mi ritrovo nella ridiscussione della 194 e nell'integrazione della 194. Non mi ritrovo in coloro che ritengono inutile oggi festeggiare ancora la festa della Donna e che vorrebbero abolire la data dalla piccola istituzionalità che c'è rimasta. Insomma in gran parte delle cose non mi ritrovo.
Quindi, forse anche solo per me, rivaluto la festa e me ne riapproprio nel senso completo della visione e
RIVENDICO
l'altra metà del cielo a cui appartengo,
la rappresentazione di un femminile reale e non artefatto
la mia intelligenza, la mia sensibilità, il mio essere portata per il sociale, la mia analisi etica e non strumentale della realtà, il mio appartenere a un mondo complesso composto per lo più da sentimenti da concretizzare nella società, la mia attenzione per l'introspezione e la ricerca di se stesse, la mia sessualità e le sue sane manifestazioni, la mia verità, il mio essere unica, la mia libertà di pensiero, la mia capacità di adattarmi alle situazioni, la mia voglia di lottare ancora e ancora per tutte le donne, madri, figlie, nonne comprese, e il mio desiderio di avere accanto un uomo che figlio del mio e del suo tempo, riesca ad essere realmente un compagno di vita e non semplicemente uno scopagno.

Non è facile avere sempre qualcosa da dire. Ci sono giorni in cui sarebbe opportuno mostrare il nulla che si ha in mente.
Questo è uno di quei giorni.
Galleggio in questo niente, in una calma piatta senza onde. Non c'è all'orizzonte neppure l'ombra di un sussulto. Il mare è assolutamente piatto e trasparente. Nulla mi inquieta. Se guardo il fondo scorgo persino le piccole pietroline e le alghe arricciate come l'insalata.
Il cielo poi, (quel che rappresenta ciò che ha da venire) è assolutamente sgombro di nubi, ed è pulito e azzuzzo, come quando viaggiando sull'aereo lo guardi da vicino.
Il canotto delle amozioni ( a privativo, refuso utilizzato all'uopo o laspus froidyano non si sa.....) giace sgonfio nel baule della mia utilitaria. E' pieno di riparazioni, pecette attaccate con mani tremanti con qualche granellino di sabbia rimasto intrappolato dalla colla tra il cerotto e la gomma nera.
Le ciabattine squba sono ferme dentro al box doccia, non hanno nessuna meta per il momento.
La fantasia è legata alle piccole cose di casa, alla mia pentola elettrica, al nuovo frullatore e a un inquietante macinacaffè.
La valigia è di nuovo sull'armadio, è vuota e leggera... finalmente.
Il cuore... già, c'era anche quello... ma dove lo avrò messo? da quando non dà più segnali di aritmia, mi son quasi dimenticata di possederlo......

Questo amore è cronico.
E' diventato oramai solo un appendiabiti a cui stringere un pensiero.
Non c'è più nulla di fresco e nuovo.
Solo abiti sdruciti a cui attaccare le tarme.
Ma non comprendo perchè queste tarme non ti divorino.
Non ti mangino vivo... forse avrei dovuto affidarmi ai tarli.
Pagarli perchè compissero il lavoretto.
e poi, mi chiedo..
e se ti avessi costruito d'acciaio?
Quale solvente potrebbe mai disperderti
annullarti cancellarti...
Penso sia la mia noia che ti costruisce,
lavora la notte mentre la mente è assopita.
Ti crea mani, piedi, sesso e parole
che tu, povero tu...............
non sai neppure di aver lasciato
a casa mia.
BASTARDO!!!