mercoledì, 21 giugno 2006
RISPONDE LA SEGRETERIA BLOGFONICA DI PALOMMELLAROSSA
Siete cortesemente pregati di lasciare un messaggio...
al suo rientro verrete sicuramente contattati.
FATE I BRAVI....................

martedì, 13 giugno 2006

Nella calura del primo meriggio estivo una bicicletta correva lungo le strette assolate vie del piccolo borgo.
I palazzi erano troppo bassi per creare un’ombra consistente. La strada a due corsie di marcia era talmente tanto stretta da impedire a due macchine di transitare contemporaneamente, per cui ad ogni piè sospinto bisognava fermarsi, e attendere che l’uno o l’altro transitasse. Sarà stato forse per questo motivo che in paese ci si salutava tutti e le vecchie pettegole del bar riuscivano a sciorinare vita e miracoli di ogni passante.
Il paese era sorto intorno a un vecchio castello, ancora saldo sulle sue mura seppure assolutamente invisitabile, guardato a vista com’era da due mastini dall’apparenza feroce.
Intorno alle mura i villani avevano costruito pietra dopo pietra le loro case. Ne erano venute fuori due righe di case, visibili dall’alto del monte come due piccole strisce nero grigiastre.
I campi intorno erano interamente coltivati a mele. I contadini lottavano tutti i giorni contro la fame e la miseria, fino a quando era arrivato il consorzio ed aveva messo il timbro alle mele. Da quel momento le mele erano diventate d’oro. Rinomate e conosciute in tutta Europa.
Ma la ricchezza arrivata di colpo come un infarto, non aveva potuto modificare la mentalità del piccolo paese, che continuava a rinchiudersi dentro le 4 mura del bar e il primo giovedì del mese, intorno alle baracche del mercato paesano.
Certo, adesso i ragazzi volevano le firme sui pantaloni, e lì dove prima c’erano le toppe cucite dalle mani laboriose delle mamme, adesso c’erano etichette confezionate che parlavano di soldi.
La bicicletta correva.
Paolo, il pittore passava in rassegna col naso all’insù tutte le sue insegne, che insegne poi non erano poiché si trattava di opere d’arte contemporanea colorate che Paolo aveva disegnato per ogni commerciante che le aveva richieste.
Così sulle brutte case grigiastre, alcune intonacate ultimamente in giallino o rosa confetto, spiccavano queste gigantotele astratte e colorate che richiamavano l’attenzione.
Paolo correva e con la mente ripassava i colori. Quei caldi ocra lasciati nello studio di Madrid, o i grigi lasciati nello studio di Londra. Sognava ogni tanto gli azzurri di Praga, ma non riusciva ancora ad averli chiari nella mente perché non aveva vissuto a Praga così a lungo per poterli allineare sulla tavolozza.
Le spatole nel suo studio, un appartamento sopra la banca Commerciale, non avevano mai tempo di seccarsi e, ogni volta che Paolo entrava nel grande spazio pieno zeppo di cavalletti esposti alla luce della finestra vicendevolmente, un odore di setola si mischiava all’odore forte della trementina e della colla per tele.
Erano le tre, riaprivano gli sportelli della banca, Paolo poteva immaginare le facce e i vestiti che gli abitanti del piano inferiore portavano indosso quel giorno. Se chiudeva gli occhi poteva persino visualizzare i colori degli abiti e i contrasti con l’incarnato.
Paolo prendeva in mano i colori e iniziava a lavorare il nero. La sua bocca sorrideva alle idee che venivano a trovarlo e la fantasia come una strada lunga lunga iniziava a sbrogliarsi . Sorrideva Paolo, al suo posto ideale. Si sentiva come un piccolo puntino al mondo con tutto il mondo intorno. Si sentiva al centro di una immensa carta geografica con tante rette che da lui si dipanavano e si dipartivano. Tante volte aveva provato ad andare via, a cambiare paese, nazione, mondo, ma alla fine, aveva alzato le spalle ed era rimasto dov’era. Aveva alzato le spalle perché si era rassegnato all’idea che altrove la sua Musa, la sua bella ricca musa, non lo avrebbe seguito.
La ricchezza di tante città, la bellezza e la prospettiva di tante altre città, non lo aveva arricchito.
Era quella miseria di luogo, quella povertà culturale, quella micrognosità di ragionamenti che gli permetteva di sbrogliare le sue vele, di aprire a ventaglio la sua creatività e di sentirla viva. Viva, carnosa, piena, come se non fosse sulla tela ma sul suo divano, come una persona in visita, come un incontro che riempie la vita, come l’amore.
domenica, 04 giugno 2006
Circa 10 anni fa, ho avuto il piacere di ospitare a casa mia DARIO BELLEZZA.,
Oggi, mi è capitata tra le mani una sua poesia inedita che ebbe l'affetto di regalarmi.
E' un dono troppo grande per tenerla ancora nel cassetto e quindi la posto per condividere con Voi una visione del mondo che oggi come oggi sembra incredibilmente profetica.

GUERRE - SADDAM
Verrà forse il tempo per una gialla
stella sul mio petto colpevole;
o Arabia, amatissima, salvami
ma dovrò identificarmi col tuo Nemico
giurato a te uguale nel culto
del Dio Assoluto;
O Arabia, hai ragione nello scacciarci,
nel cacciarmi, diverso, fiammante aedo
che insegue invano i tuoi figli circoncisi:
sarò perseguitato - è l'unica
fine che merito, la persecuzione-
le poesie, mie, di tutti, non fermano
la Guerra, le Guerre totali, a presto
Signori, a presto, basta aspettare,
con nel cassetto le poesie mai stampate
tutte al rogo, e nel camino che brucia
un bicchiere di vino davanti, è finita!
Eccoli li, che giacciono i versi
in una panca prima del rogo terminale
di una carriera suicida. Forse
vado in mano ai delatori
e pagherà in contanti la collera divina.
O Saddam, Saddam
abbi pietà del mondo
che vuole morire per forza atomica!
Le Coca Cola faranno il resto
il restante resto dei resti del deserto
antico dei pozzi isterici di Petrol
L'amore sarà perturbata tensione
in lattine vuote. Così vedo
languire tutti, intorno a me -
sabato, 03 giugno 2006

Forse ci sono cose
nell’abisso di una donna
non facili da dire,
che non si possono esporre
perchè si provano
e basta.
Ritrovamenti archeologici
che restano intatti nei loro colori
solo se non corrotti dall’aria
di queste inutili parole.
giovedì, 01 giugno 2006

Vento profondo che sradica il mondo
acqua di fiume che corre veloce
da disconoscere persino la foce.
Disordine pazzia
rabbia e sgomento
passate sul foglio in un solo momento.
Nervi bollenti tendini tesi
occhi folli e voce tremante
lasciatemi subito in questo istante.
Grande dolore sconfitta bruciante
per tanta ingiustizia e incazzatura
buttatevi dentro la spazzatura.
Senso d'amaro bile verdastra
voce spezzata e singhiozzo represso
voglio buttare nel fondo del cesso.
Ed inventare una cantilena
perchè con gli STRONZI
non vale la pena.